Mamme e papà

Genitori attenzione: la sindrome di Napoleone esiste. Rabbia e aggressività non vanno ignorati

Ira e aggressività possono essere la spia della Sindrome di Napoleone. Ecco come riconoscerla e curarla

La Sindrome di Napoleone
La Sindrome di Napoleone (Foto ARts | Shutterstock)

MELBOURNE - Per alcuni è ancora sconosciuta, per altri è il complesso di Napoleone. In qualunque modo la si voglia chiamare, però, necessita di particolare attenzione. Non si tratta di un problema che va lasciato sfogare perché raramente si risolve da solo. Per tale motivo è indispensabile che tutti i genitori sappiano che se i propri figli appaiono rabbiosi e aggressivi, potrebbe non necessariamente trattati di un momento passeggero.

Cos’è la sindrome di Napoleone?
La Sindrome di Napoleone è un problema caratterizzato da un carattere aggressivo e rabbioso. Colpisce generalmente i maschi di bassa statura, proprio come era Napoleone Bonaparte. L’idea nasce dal biologo Bob Wong e altri ricercatori dell’Università Monash di Melbourne (Australia) che hanno notato come alcuni pesci di acqua dolce tipici del deserto erano più aggressivi di altri. Generalmente si trattava di individui maschi più piccoli della norma.

Un complesso di inferiorità?
Tutti sappiamo che la rabbia e l’aggressività molto spesso sono la spia di un complesso di inferiorità e questo sembra accadere con molta più facilità nei soggetti maschi di bassa statura. Un uomo virile per essere dichiarato tale dovrebbe essere di alta statura – o, almeno, così vuole la moda del momento. Per cui essere bassi non aiuta certo a sentirsi sicuri di sé. E non stiamo affatto parlando di patologie vere e proprie come il nanismo, ma semplicemente di un’altezza inferiore alla media.

Quando inizia la sindrome di Napoleone?
La Sindrome di Napoleone inizia a manifestarsi con la consapevolezza di avere ‘qualcosa in meno’, come per esempio qualche centimetro di statura. Come ben sappiamo i tempi stanno cambiando in maniera vertiginosa e il bambino di ieri potrebbe essere l’adolescente di oggi. Ed è proprio in questa fase che un individuo si rende conto di quanto può competere, sotto vari aspetti, con i suoi coetanei. Un maschio che si sente meno alto potrebbe considerarsi meno macho, meno uomo e così il piccolo seme dell’aggressività comincia a germogliare.

Meno maschio, più aggressività
Secondo quanto emerge da una ricerca condotta su 600 ragazzi e adulti dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), i maschi che si considerano meno uomini hanno più probabilità di essere aggressivi e violenti e di essere coinvolti in una rissa. Lo studio ‘Masculine discrepancy stress, substance use, assault and injury in a survey of US men’ è stato recentemente pubblicato su Injury Prevention.

Un occhio di riguardo da parte dei genitori
Come tutte le cose, andrebbero bloccate sul nascere per evitare ripercussioni sul futuro del ragazzo. Quindi fin dai primissimi anni dell’età adolescenziale – intorno agli 11-12 anni – il figlio maschio andrebbe osservato con attenzione. Se il suo comportamento è tendenzialmente aggressivo sarebbe bene cercare di comprendere l’origine della sua rabbia. E porre maggiore attenzione se si tratta di un individuo di bassa statura o meno.