30 marzo 2020
Aggiornato 18:30
Tumori e ricerca

Ibernazione, la nuova arma dei ricercatori italiani contro il cancro

La ‘teoria del letargo’ dietro a una nuova possibile arma contro il cancro. Questa l’idea dei ricercatori italiani che intendono sfruttare l’ibernazione per contrastare gli effetti della radioterapia e ottenere maggiori risultati nel trattamento dei tumori

TRENTO – I ricercatori italiani dell’Istituto di Trento per le applicazioni della fisica fondamentale (Tifpa) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) hanno presentato il loro progetto che intende sconfiggere il cancro agendo sul cervello, e sfruttando il meccanismo del letargo insito nei mammiferi.

Ingannare il cervello
Quello che i ricercatori hanno sperimentato – per ora su modello animale – è l’ingannare il cervello facendo risvegliare il meccanismo insito nei mammiferi che li spingeva al letargo per sopravvivere durante il periodo invernale. Un processo che sarebbe ancora potenzialmente presente anche nell’uomo. Si tratterebbe così di ‘ibernare’ per rendere più efficaci i trattamenti anticancro attualmente disponibili, come per esempio la chemio e la radioterapia.

I primi risultati
I ricercatori italiani hanno presentato i primi risultati dei test al meeting dell’Associazione Americana per l’avanzamento delle scienze che si è tenuto a Boston (Usa). «Recentemente – ha spiegato Marco Durante, dell’Università di Trento e direttore Tifpa dell’Infn – si è trovato modo di indurre uno stato di quasi ibernazione in animali che non vanno in letargo, come i ratti. In generale, l’ibernazione avviene nel regno animale, per esempio negli orsi o negli scoiattoli. Da molti anni si sta pensando di indurla negli uomini, anche se non è semplice».

La scoperta
Durante lo studio, condotto in collaborazione con il gruppo del dottor Matteo Cerri, dell’Università di Bologna, è stata identificata l’area del cervello che regola la temperatura corporea. Intervenendo su questa zona è possibile indurre quello che i ricercatori chiamano ‘torpore sintetico’. «Abbiamo osservato che nello stato di ibernazione i tessuti diventano più resistenti alle radiazioni», ha sottolineato lo scienziato.

Cosa accade?
I tessuti divengono più resistenti perché durante il processo di ibernazione questi perdono ossigeno – che è il principale responsabile dell’ossidazione e della formazione di radicali liberi – che danneggiano il Dna. Poiché la radioterapia utilizzata oggi nel trattamento del cancro e dei tumori non è esente da pesanti effetti collaterali, la condizione di ibernazione dei tessuti permetterebbe di utilizzarla senza il rischio di danneggiare le cellule sane, ritengono i ricercatori. Questa stessa tecnica potrebbe essere applicata nei voli spaziali, come per esempio quelli diretti verso Marte, per proteggere dal dannoso bombardamento di raggi cosmici cui sono sottoposti gli astronauti.

I test
Nei test condotti sui ratti l’ibernazione è stata indotta ‘ingannando il cervello’, ovvero riattivando un circuito cerebrale capace di spegnere il metabolismo corporeo. A differenza dei ratti, di altri mammiferi e degli esseri umani, gli animali che vanno in letargo spontaneamente sono in grado di spegnere il processo a comando, sottolinea il dottor Cerri, che collabora anche con l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. L’ibernazione «è una capacità controllata da un set di geni comune a tutti i mammiferi», ha aggiunto il ricercatore, ricordando che per questo motivo è potenzialmente riattivabile anche nell’uomo. Allo stato attuale questo processo è risvegliato con i farmaci. «È solo una prova di concetto, per le potenziali applicazioni nell’uomo pensiamo a modalità più semplici», prosegue l’esperto. Anche se per ora i test su modello animale ha fornito dati solidi, «il futuro di queste ricerche dipenderà dai fondi», conclude Cerri.

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