29 marzo 2020
Aggiornato 14:30
Malattie neurodegenerative

Risvegliarsi dall'Alzheimer invertendo la perdita di memoria

Uno studio mostra che è possibile ritrovare la memoria compromessa dalla malattia di Alzheimer con una terapia programmatica e personalizzata

LOS ANGELES – Nuove speranza per i pazienti affetti da malattia di Alzheimer precoce. Un nuovo studio afferma che è possibile invertire il processo di perdita della memoria per mezzo di una terapia programmatica e personalizzata.

Miglioramenti senza precedenti
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Aging, convalidati per mezzo di una risonanza magnetica quantitativa e test neuropsicologici, mostrano miglioramenti senza precedenti in dieci pazienti con malattia precoce di Alzheimer (AD) o con disturbi precursori. «Tutti questi pazienti avevano sia un ben definito decadimento cognitivo lieve (MCI) che deficit cognitivo soggettivo (SIC) o gli era stato diagnosticato l'Alzheimer prima di iniziare il programma», ha precisato il dott. Dale Bredesen, principale autore dello studio. Durante il periodo di follow-up, i partecipanti che erano dovuti restare a casa dal lavoro, per via della malattia, erano stati in grado di tornare al lavoro e coloro che avevano difficoltà nello svolgere il proprio lavoro erano in grado di migliorare le loro prestazioni.

Lo studio
I ricercatori hanno reclutato 10 soggetti che sono stati avviati a un programma terapeutico di 36 punti che comprendeva cambiamenti globali nella dieta, la stimolazione del cervello, l'esercizio fisico, l'ottimizzazione del sonno, la somministrazione di prodotti farmaceutici e vitamine specifiche e passaggi aggiuntivi che influenzano la chimica del cervello. Tutti, tranne uno dei dieci pazienti inclusi nello studio, erano a rischio genetico per l'AD, essendo portatore di almeno una copia dell'allele APOE4. Cinque dei pazienti portano due copie di APOE4 che dà loro 10-12 volte maggiore rischio di sviluppare l'AD. «Stiamo entrando in una nuova era – ha sottolineato Bredesen – Il vecchio consiglio è stato quello di evitare test per APOE perché non c'era niente che poteva essere fatto su di esso. Ora stiamo raccomandando che le persone trovino il loro status genetico il più presto possibile in modo che possano fare prevenzione». Secondo i ricercatori una terapia soltanto farmacologica serve a poco, mentre una terapia che prevede più approcci offre concreti risultati.

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