26 marzo 2019
Aggiornato 07:00
Società

Tuo figlio si comporta male? Il suo cervello è strutturato diversamente

Una nuova ricerca mostra come alla base di un comportamento antisociale possa esserci una struttura anomala della corteccia cerebrale

Il cervello dietro ai comportamenti antisociali
Il cervello dietro ai comportamenti antisociali

CAMBRIDGE - E’ una domanda che molti genitori si pongono: perché mio figlio si comporta male nonostante abbia ricevuto un’educazione di tutto rispetto? Secondo uno studio condotto in team tra varie università, tra cui anche quella di Cambridge, la Tor Vergata di Roma e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il problema non sarebbe né l’esperienza né l’educazione. Piuttosto una struttura cerebrale totalmente diversa.

Una differenza impressionante
Gli scienziati hanno definito «impressionanti» le differenze cerebrali tra soggetti 'normali' e quelli che si comportano male. Per arrivare a tale conclusione sono state adoperate delle tecniche di scansione cerebrale in modo da confrontare la struttura del cervello in bambini e adolescenti maschi, fino a 21 anni d'età, con problemi di condotta.

Una questione di spessore
Durante lo studio è emerso come le zone di sovrapposizione dello spessore cerebrale esterno si siano formate prima dei 10 anni di età negli individui dalla 'cattiva' condotta. Questo, in contrapposizione con quelli normali che lo sviluppavano solo dopo l’età adolescenziale. Inoltre, lo spessore corticale aveva mostrato differenze significative in tutte e quattro le aree della corteccia cerebrale: frontale, parietale, temporale e occipitale. Gli scienziati ipotizzano perciò che i cambiamenti cerebrali possono essere alla base di alcuni disturbi del comportamento. Tuttavia non è chiara la causa scatenante. Ciò che però ci tengono a sottolineare è che il cervello possiede un altissimo grado di plasticità, per cui cambiare non è impossibile.

Lo studio
La ricerca è stata condotta da diverse università distribuite in tutto il mondo: Columbia University, Università di Southampton, University of Cambridge, Università di Roma, Università di Bologna, Martinos Centre for Biomedical Imaging di Boston, Harvard Medical School, Università di Ghent, l'Università e il Medical Research Council. Lo studio è stato reso possibile grazie a diversi finanziamenti erogati da Southampton, Cambridge, Wellcome Trust e Medical Research Council. Durante lo studio sono stati reclutati 95 soggetti che sono anche stati intervistati circa il loro disturbo comportamentale. Analogamente sono stati esaminati 57 ragazzi con una condotta definita normale. A tutti sono state eseguite scansioni MRI del cervello allo scopo di trovare eventuali differenze nella corteccia cerebrale tra un gruppo e l’altro. È importante sottolineare che non sono stati inclusi nello studio soggetti con gravi disturbi mentali o autismo.

Quali dati?
Lo studio, riportato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry – con libero accesso a tutti – ha evidenziato diversi tipi di dati. Tra questi l’età, il quoziente intellettivo (QI), la dimensione complessiva del cervello ed eventuali disturbi dell’attenzione (ADHD)

È tutta colpa del cervello?
Gli scienziati, in sintesi, suggeriscono che i disturbi della condotta possano essere direttamente riconducibili a cambiamenti dello sviluppo sincronizzato del cervello. Sono dunque fattori neurobiologici, piuttosto che l’educazione e l’esperienza, a determinare un comportamento negativo. Purtroppo lo studio non ci permette di comprendere né la causa né se tutto ciò si evidenzia allo stesso modo anche nei soggetti di sesso femminile. Ma soprattutto non ci dà modo di capire quale sia la causa e quale l’effetto. E se fosse il comportamento a determinare lo spessore cerebrale e non il contrario? La risposta – come sempre – la lasciamo agli scienziati.