19 gennaio 2020
Aggiornato 00:00
Sanità

Aborto, in Italia troppo complicato e difficile

Il Consiglio d’Europa ammonisce l’Italia dove abortire è troppo difficile e complicato. Le donne italiane continuano a incontrare «notevoli difficoltà» nell’accedere ai servizi d’interruzione di gravidanza, nonostante quanto previsto dalla Legge 194/78

Aborto, in Italia è troppo complicato
Aborto, in Italia è troppo complicato Shutterstock

BRUXELLES – Italia bacchettata dal Consiglio d’Europa. Il motivo di rimprovero è l’aborto, perché «le donne che cercano accesso ai servizi di aborto continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell’ottenere l’accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto è previsto dalla legge». Dopo il ricorso da parte della Cgil alla Corte sulla violazione dei diritti alla salute delle donne che intendono accedere all’interruzione di gravidanza secondo le modalità previste dalla legge e dei medici non obiettori di coscienza, il Consiglio d’Europa lo ha dichiarato «ammissibile».

Forzate alla scelta
La situazione delle donne italiane che intendono ricorrere all’aborto non è delle più rosee. È tutto questo è stato denunciato dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, che evidenzia una situazione in cui «in alcuni casi, considerata l’urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture, in Italia o all’estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78». Questa situazione, secondo il Comitato, può «comportare notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne interessate, il che è contrario al diritto alla protezione della salute».

Tanti obiettori
Il Consiglio d’Europa aveva già due anni fa denunciato una violazione della Carta Sociale Europea, a causa dell’elevato numero di obiettori di coscienza presenti nelle strutture sanitarie italiane. Si conta che in alcune regioni avvivi anche al 70 per cento. Dopo la denuncia era arrivata una sanzione dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali dell’organizzazione paneuropea. Il problema dell’obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche, secondo il Consiglio, «non garantisce l’esercizio effettivo del diritto delle donne a interrompere la loro gravidanza. In più, secondo il Comitato, la protezione dell’obiezione di coscienza «non deve limitare né aggravare l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla legge». In definitiva, al di à del proprio credo, per quanto l’aborto sia regolamentato da molti anni ormai, in Italia la donna che intente abortire ha ancora vita dura.