31 marzo 2020
Aggiornato 04:30
Zika virus, l’Istituto Superiore di Sanità conferma la possibile trasm

Zika, Confermata dall’ISS la possibile trasmissione sessuale

Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, su Eurosurveillance conferma la possibile trasmissione sessuale del virus Zika. Un problema in più per le autorità sanitarie e per le persone

ROMA – Sembrava cosa da poco, all’inizio. Ma il virus Zika tiene ormai banco da diversi mesi su gran parte dei mezzi di comunicazione e nelle priorità sanitarie. Chi riteneva che il problema sarebbe rimasto confinato in Brasile, da dove pare sia partito, dovrà ricredersi. A maggior ragione, se si pensa che la stagione delle zanzare in molti Paesi (Italia compresa) deve ancora arrivare e che un nuovo studio dell’ISS conferma la possibile trasmissione sessuale.

Ormai è un’epidemia
Da quando si è sentito parlare per la prima volta del virus Zika, gli innumerevoli casi ne hanno ormai attestato la prerogativa di epidemia. Nonostante la via privilegiata dell’infezione umana resti sempre la puntura di zanzara Aedes aegypti, lo studio condotto dai ricercatori del Dipartimento Malattie infettive (MIPI) dell’ISS conferma la possibilità della trasmissione sessuale del virus. E questo aggiunge un problema in più, se poi si conta che proprio in questi giorni il Governo brasiliano ha confermato diverse centinaia di casi di microcefalia imputati proprio al virus Zika.

La conferma non arriva dall’America Latina
I risultati dell’indagine dell’ISS, pubblicati online su Eurosurveillance, non sono collegati all’attuale epidemia che si sta sviluppando in America Latina, ma si riferiscono a un caso, il terzo identificato sino a ora nel mondo, ricostruito e confermato retrospettivamente. «Nell’estate-autunno del 2014 – chiarisce Gianni Rezza, direttore del MIPI – l’unità arbovirus dell’ISS esaminò per una sospetta Dengue i campioni di siero appartenenti a un uomo che aveva viaggiato in una zona all’epoca affetta da Dengue, la Tailandia, e della sua partner, che invece non aveva effettuato viaggi, ma che si era ammalata a distanza di circa 20 giorni con sintomi simil-Dengue. I campioni provenivano dalla Clinica delle Malattie infettive dell’azienda universitaria di Careggi, Firenze. Complessivamente, dall’analisi di tutti i risultati di laboratorio, non fu possibile confermare l’infezione da virus Dengue per nessuno dei due casi. Rimase comunque il sospetto di una infezione importata da Flavivirus, con una successiva trasmissione autoctona, presumibilmente per via sessuale».

Esito negativo anche con il test molecolare, ma ora confermato
I campioni analizzati con un test molecolare per la presenza del virus Zika, prelevati in fase acuta, ebbero a suo tempo anch’essi esito negativo. «Quest’anno – spiega il dottor Rezza – rendendosi disponibile un test di neutralizzazione per il virus Zika, sono stati nuovamente testati i campioni disponibili in ISS per verificare se si trattasse di un’infezione da virus Dengue o da virus Zika, potendosi verificare una reattività crociata fra i due virus. I risultati hanno confermato la diagnosi di Zika sia nel viaggiatore che nella sua partner».

La probabile trasmissione sessuale
«Si tratta perciò di un caso autoctono a probabile trasmissione sessuale – conclude il dottor Rezza – Ulteriori studi sono in corso negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove in un paziente affetto da Zika sono state evidenziate tracce di RNA virale nello sperma anche a distanza di due mesi dalla malattia acuta. È quindi probabile che l’infezione rimanga, relativamente a lungo, nel compartimento spermatico. Mentre la comunità scientifica indaga sulla trasmissione sessuale del virus, va precisato che il rischio di diffusione locale dell’infezione in Italia, almeno al di fuori del periodo estivo, resta estremamente basso». Speriamo.

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