24 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Uno studio condotto dall’IRCCS San Raffaele per dire addio al mal di t

Emicrania: ecco il vaccino che la cura. Oltre il 62 per cento di attacchi in meno

Curare l’emicrania con un vaccino grazie allo studio condotto dall’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, primi in Europa

ROMA – Per la prima volta in Europa è stato messo a punto un vaccino in grado di curare l’emicrania cronica, un disturbo diffuso e invalidante. La sperimentazione condotta su una giovanissima paziente ha dato ottimi risultati.

Non c’è cura specifica
Il problema attuale per l’emicrania è che non esiste una cura specifica. Ma con il vaccino le cose dovrebbero cambiare. «È la prima medicina specificamente preventiva per l’emicrania – spiega Il prof. Piero Barbanti responsabile del Centro per la diagnosi e la terapia delle cefalee e del dolore dell’IRCCS San Raffaele Pisana – Al momento il 95 per cento dei farmaci che vengono utilizzati per prevenire il mal di testa sono nati per curare altre patologie come l’ipertensione, la tachicardia o l’epilessia».

Una sorta di riciclaggio
Non essendoci farmaci specifici, si è così giunti a riutilizzare quelli esistenti. «Dato che ne sono stati evidenziati gli effetti benefici per il mal di testa sono poi stati riciclati per prevenirlo – sottolinea il prof. Barbanti – Dunque lo svantaggio nell’usare questi farmaci è doppio. Primo perché si tratta di una cura non specifica e secondo perché presenta spesso pesanti effetti collaterali come aumento di peso, sonnolenza e astenia».

Il «cecchino» biologico
«Per la prima volta – prosegue Barbanti – abbiamo una cura specifica, una terapia biologica, come quelle che vengono impiegate nella cura dei tumori che agisce in modo specifico. Abbiamo riscontrato anche un elevato grado di tollerabilità, simile a quella del placebo, che praticamente non ne ha. Il farmaco è un anticorpo monoclonale iperselettivo che stana e neutralizza una sostanza fisiologica chiamata CGRP, il peptide correlato al gene della calcitonina, che provoca l’emicrania quando viene prodotto in eccesso. In sostanza, l’anticorpo monoclonale agisce come un vero e proprio cecchino perché è in grado di individuare con estrema precisione il colpevole prima che inneschi il meccanismo che provoca l’emicrania. I primi risultati sono molto promettenti perché indicano una riduzione degli attacchi superiore al 62 per cento dopo 3 mesi».

Dopo 9 mesi, rinasci
Il nuovo trattamento dura 9 mesi e, dopo questo periodo, a efficacia confermata, per chi soffre di questa patologia è come rinascere.  Al momento è stato destinato soltanto ai soggetti che soffrono di emicrania cronica: così definita quanto si presenta 15 giorni al mese da almeno 3 mesi. La somministrazione avviene per mezzo di iniezione sottocutanea, una volta al mese, lasciando ampio spazio alla libertà e alla gestione del tempo. In questo modo si garantisce un’adeguata aderenza alla prescrizione.