19 settembre 2019
Aggiornato 10:00
L’atrofia vulvo-vaginale compromette i rapporti sessuali

C’è un killer segreto dell’intimità di coppia

Il disturbo noto come atrofia vulvo-vaginale compromette i rapporti sessuali. Dagli specialisti ecco il modo per sconfiggere questo killer dell’intimità, che può anche mandare in crisi la coppia

MILANO – L’atrofia vulvo-vaginale (AVV) è un subdolo killer dell’intimità di coppia e del sesso. Colpisce la donna con sintomi come secchezza, irritazione, bruciore, prurito, infiammazione e dolore, in particolare durante i rapporti sessuali. Ne risente la donna, ma anche l’uomo, e può anche portare alla separazione.

POCO CONOSCIUTA – L’atrofia vulvo-vaginale è una condizione patologica che colpisce circa una donna su due tra i 40 e i 50 anni e in post menopausa. Nell’AVV vi è una progressiva modificazione della struttura del tessuto vaginale e vulvare a causa di una carenza di estrogeni. Questo porta a un assottigliamento delle pareti della vagina che diventano più fragili e meno lubrificate. Ma è una patologia ancora poco conosciuta e sotto-diagnosticata, tanto che il 63% delle donne non sa che è una condizione cronica e oltre il 50% dei medici non ne parla con la paziente.

CRISI DI COPPIA – Potrà forse sembrare assurdo, ma l’AVV può addirittura portare alla crisi di coppia, con tanto di separazione. «La secchezza è fastidiosa innanzitutto per la donna – dichiara a Pharmastar la dott.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano – perché sentirsi secca dà una sensazione di vecchiaia, di perdita di femminilità e di sensualità e anche di dignità all’interno della relazione». «I problemi legati alla AVV portano la donna a evitare l’intimità – prosegue Graziottin – L’avversione ai rapporti a causa del dolore, la sensazione di rifiuto, i litigi e l’aggressività che ne derivano possono causare crisi di coppia gravi fino alla separazione. Si può affermare che questo disturbo sia il «killer segreto» dell’intimità di coppia, infatti crea problemi anche all’uomo. La penetrazione è più difficile e, in alcuni casi, può facilitare la comparsa di un vero e proprio deficit di erezione».

IN ARRIVO UN RIMEDIO – A settembre sarà disponibile un nuovo farmaco: l’Ospemifene. Si presenta come il primo trattamento orale non estrogenico ed è potenzialmente la prima alternativa agli estrogeni locali. Ed è stato approvato a livello europeo anche per le donne che abbiano completato le cure per il tumore alla mammella. «Finalmente la donna potrà recuperare quel senso di normalità, di naturalezza che aveva in età fertile. Per chi non può o non vuole usare gli ormoni, può ancora vivere bene questa bellissima stagione che le attende dopo la menopausa», conclude la Graziottin. Per ulteriori approfondimenti: Fondazionegraziottin.org.