7 dicembre 2019
Aggiornato 12:00
Dal 2 al 10 maggio campagna europea anche in 10 città italiane

Scompenso cardiaco, un'emergenza sanitaria e sociale

Oltre 600.000 persone colpite, 500 ricoveri ogni giorno per un totale di 165.000 all'anno, una durata media di degenza che supera i 10 giorni con un totale di 1.650.000 giornate di ricovero all'anno.

ROMA - Oltre 600.000 persone colpite, 500 ricoveri ogni giorno per un totale di 165.000 all'anno, una durata media di degenza che supera i 10 giorni con un totale di 1.650.000 giornate di ricovero all'anno. I numeri dello scompenso cardiaco sono quelli di una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. Contro questa patologia si mobilita anche l'Italia: dal 2 al 10 maggio si svolgeranno, con il supporto di Novartis, le Giornate europee dello scompenso cardiaco, declinazione italiana dell'European Heart Failure Awareness Day, campagna europea di sensibilizzazione e informazione promossa dal 2010 dalla Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology - ESC) e dalla Heart Failure Association (HFA) of the ESC. Grazie al coinvolgimento di Centri di riferimento cardiologici in 24 città di dieci Regioni, da Nord a Sud, cardiologi e personale sanitario, pazienti e familiari, volontari e istituzioni parteciperanno a open day negli ambulatori, incontri educazionali, attività di sensibilizzazione nelle piazze. Capofila della campagna a livello nazionale, la AUSL di Piacenza, la prima istituzione ad aver promosso lo scorso anno questa iniziativa in Italia, con una serie di attività che per la loro efficacia si sono guadagnate il riconoscimento di campagna di maggiore successo a livello europeo.

Lo scompenso cardiaco si determina quando il cuore perde la capacità di pompare sangue in tutto il corpo in maniera adeguata alle richieste dell'organismo. A provocare l'insorgenza della patologia è generalmente un evento cardiovascolare come l'infarto o patologie cardiache pregresse che modificano la struttura del cuore. Anche diabete mellito, ipertensione non controllata, malattie infettive, possono essere coinvolte. Affanno, mancanza di fiato, con crescente riduzione della tolleranza alla fatica, edema, ritenzione di liquidi sono i sintomi più frequenti. La malattia ha carattere progressivo: i pazienti vanno di solito incontro a episodi acuti la cui gravità e frequenza aumenta nel corso del tempo con progressivo peggioramento fino alla morte. Si stima che il tasso di mortalità sia del 30% a un anno dalla diagnosi, 50% a 5 anni.

Secondo i risultati di una recente indagine solo 2 italiani su 100 sono in grado di descrivere i sintomi dello scompenso cardiaco e solo 30 su 100 ritengono si tratti di una patologia grave. Quando si verificano i sintomi di scompenso cardiaco, una persona su 4 lascia passare una settimana o più prima di consultare un medico, oppure non chiede affatto assistenza medica.

Rilevanti le conseguenze sul servizio sanitario. «A soffrire di scompenso cardiaco in Italia sono circa 600.000 persone e si stima che la sua prevalenza nella popolazione cresca in maniera esponenziale con l'età: meno dell'1% sino a 60 anni, il 2% tra i 60 e i 70 anni, il 5% tra i 70 e gli 80, attestandosi a oltre il 10% dopo gli 80 anni - afferma Luca Baldino, Direttore Generale della AUSL di Piacenza - l'ospedalizzazione di questa tipologia di pazienti assorbe circa il 70% dei costi globalmente sostenuti per la malattia. I ricoveri per scompenso sono aumentati di circa il 50% negli ultimi dieci anni e attualmente il DRG 121 è il secondo per numero di ricoveri e il primo per numero di giorni di degenza. La riospedalizzazione è di circa il 20% a trenta giorni e del 50% a sei mesi. In termini economici, in Italia i costi per i soli ricoveri ospedalieri in acuzie ammontano a quasi 550 milioni di euro l'anno, pari al 2% del valore complessivo dei ricoveri e allo 0,5% della spesa sanitaria complessiva».