25 giugno 2019
Aggiornato 05:00
I figli concepiti in provetta sono aumentati del 165% rispetto al 2005

Nascono pochi bimbi, ma l'infertilità si cura

L'Italia è afflitta dal grave problema della bassa natalità. E la scarsa propensione degli italiani ad avere figli è ricondotta principalmente a motivazioni economiche (75,3%). Il 75% degli specialisti è convinto che la crisi economica scoraggi le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Ma la crisi non è l'unico problema.

ROMA - L'Italia è afflitta dal grave problema della bassa natalità. E la scarsa propensione degli italiani ad avere figli è ricondotta principalmente a motivazioni economiche (75,3%). Il 75% degli specialisti è convinto che la crisi economica scoraggi le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. È quanto emerge da una ricerca del Censis, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa, su un campione di medici specialisti (ginecologi, andrologi e urologi). Ma la crisi non è l'unico problema.

UNA COPPIA SU TRE PUÒ AVERE PROBLEMI DI INFERTILITÀ - Le coppie trattate in Italia con tecniche di procreazione assistita erano 54.458 nel 2012 (ultimo dato ufficiale disponibile): +77% rispetto alle 30.749 del 2005. Nel 23,2% dei casi si arriva alla gravidanza. I bambini concepiti in provetta venuti alla luce sono stati 9.818 nel 2012: +169% rispetto ai 3.649 del 2005. La metà degli specialisti consultati dal Censis ritiene che i problemi di infertilità colpiscano il 20-30% delle coppie italiane, a fronte delle stime dell'Organizzazione mondiale della sanità che parlano del 10-15%. Ed è certo che i problemi di infertilità e sterilità siano aumentati rispetto al passato: lo pensa il 91,3% dei medici interpellati.

QUANDO PREOCCUPARSI - La metà degli specialisti ritiene che una coppia dovrebbe iniziare a preoccuparsi tra i 12 e i 24 mesi dopo i primi tentativi di concepimento. Ma il 36% ritiene che bisognerebbe preoccuparsi prima, trascorsi da 6 a 12 mesi dai primi tentativi. Per il 4,7% è utile anticipare entro i 6 mesi, per il 9,3% aspettare almeno 2 anni. Tra la popolazione, invece, sale al 44% la percentuale di chi ritiene che si debba attendere oltre 2 anni dai primi tentativi prima di preoccuparsi. Secondo poco meno della metà degli specialisti, l'età in cui una donna che aspira a essere madre dovrebbe iniziare a preoccuparsi è oltre i 35 anni.

A CHI RIVOLGERSI - La maggioranza del campione individua dopo i 25 anni l'età giusta per iniziare a effettuare esami di screening dell'infertilità (l'impossibilità di portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano) e sterilità (l'incapacità a concepire). Il 77,3% si dice favorevole all'attivazione di programmi regionali e nazionali per lo screening dell'infertilità delle donne, mentre è favorevole allo screening per gli uomini una percentuale ancora più alta e pari all'81,3%. I pazienti con problemi di infertilità sono seguiti in quasi la metà dei casi privatamente (46,6%), il 39,7% in strutture pubbliche e il 13,7% sia nel pubblico che nel privato. Quasi il 75% degli specialisti ritiene che le coppie con problemi di infertilità tendano a consultare più di uno specialista prima di affidarsi alle cure di quello scelto alla fine. Il 62% degli specialisti giudica i propri pazienti poco o per nulla informati sia sui problemi di infertilità e sterilità, sia sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita.