12 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Una legge travagliata

Fecondazione assistita, se l’embrione è malato allora non è reato la selezione

Svolta, per lo meno parziale, della Legge 40 sulla fecondazione assistita a seguito di una sentenza della Corte costituzionale. Non è più reato la selezione degli embrioni nel caso questi siano affetti da malattie genetiche

ROMA – Cade l’ipotesi di reato contemplata dalla Legge 40 sulla fecondazione assistita, in caso di selezione degli embrioni per evitate l’impianto nell’utero, se questi sono malati.

A salvaguardia di chi?
I giudici della Consulta hanno depositato una sentenza in cui si dichiara illegittimo l’articolo della Legge 40 in cui è contemplata quale ipotesi di reato la condotta di «selezione degli embrioni» anche nel caso questa sia «esclusivamente finalizzata a evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità». Criteri che fanno capo alla Legge sull’aborto e che devono essere accertati dalle strutture pubbliche autorizzate. La sentenza della Consulta, ritenendo fondata una delle questioni sollevate dal tribunale di Napoli, avrebbe agito a salvaguardia della donna futura madre e del nascituro stesso.

Dignità
Secondo la sentenza della Consulta, la possibilità di salvaguardare la «dignità» dell’embrione, anche se malato, non viene meno. E, sempre secondo la Consulta, la norma non contrasta né con il «diritto di autodeterminazione» né con i parametri europei. Di fatto «il divieto di soppressione dell’embrione malformato non comporta l’impianto coattivo nell’utero della gestante».