11 dicembre 2019
Aggiornato 17:00
Alimentazione

Allarme disturbi alimentari e colesterolo alto

Anoressia e bulimia piaghe per la società italiana

ROMA - Tre milioni di italiani soffrono di disturbi alimentari e metà dei nostri connazionali, in maggioranza donne, «viaggiano» oltre 200. Alcuni addirittura a 240 e oltre. Se fossero chilometri, rischierebbero il ritiro della patente. Invece sono livelli di colesterolo, dietro la curva ictus e infarto. «Viaggiatori» spericolati che, in sei su dieci sul colesterolo non sanno nulla oppure hanno idee confuse. L’ allarme lanciato dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini per quanto attiene ai disturbi alimentari riguarda in modo particolare l'aumento dei casi tra i bambini in età pediatrica, soprattutto tra i 10 e i 14 anni, negli adulti sopra i 40 anni e negli uomini. Anoressia e bulimia continuano ad essere una piaga per la società italiana. I dati sono stati diffusi in occasione della prima fase del progetto nazionale «Disturbi del comportamento alimentare: per un'azione di sistema».I tre scopi che si pone questo progetto sono la ricognizione dell'esistente in termini di rete assistenziale, per la costruzione della mappa dei servizi sia pubblici che privati accreditati, la sorveglianza epidemiologica del fenomeno e l'analisi e lo studio delle evidenze scientifiche sui trattamenti dei Dca.E' già disponibile on line la mappa dei Centri per il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare in Italia: si contano 158 strutture sul territorio nazionale.

Relativamente invece al colesterolo per non superare i limiti, gli esperti consigliano le regole d’oro: stili di vita e, se non basta, farmaci, adesso ce n’è uno che grazie ad una nuova molecola, ezetimibe, permette una doppia azione sul colesterolo, è stato sviluppato dall’italo-americano Enrico Veltri. «Dovete «viaggiare» – dicono i medici – sotto i 190, che è il limite del colesterolo totale. Per quanto riguarda il colesterolo «cattivo» bisogna fare alcune distinzioni. Nei soggetti a basso rischio l’LDL non deve superare i 160 mg/dL, in quelli a medio rischio i 130 mg/dL, in quelli ad alto rischio i 100 mg/dL. Infine, in quelli ad altissimo rischio il colesterolo «cattivo» non deve superare i 70 mg/dL. Questi limiti valgono sia per gli uomini che per le donne. Per quanto riguarda il colesterolo «buono», il livello di HDL non deve scendere sotto i 45 mg/dL nella donna e i 40 mg/dL nell’uomo». «Parlando di rischio cardiovascolare, si valutano i fattori di rischio nel loro complesso – dicono Catapano (è Ordinario di Farmacologia all’Università di Milano e presidente della Società Italiana di Terapia Clinica e Sperimentale) e Chiariello (Ordinario di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli) – e non solo il colesterolo. Cioè se un individuo ha un livello medio di rischio legato al colesterolo ma non è diabetico, ha la pressione che non dà problemi, non è in sovrappeso, svolge una buona attività fisica, non è certo in pericolo anche se il suo livello di colesterolo non è nei limiti. Al contrario, se un individuo ha livelli medi di colesterolo ma è iperteso, diabetico, in sovrappeso e non fa attività fisica, allora lui sì che è ad altissimo rischio e va trattato in modo aggressivo».

IL COLESTEROLO, QUESTO SCONOSCIUTO
Ma il colesterolo, per gli italiani, è uno sconosciuto. «E’ uno sconosciuto almeno per 63 italiani su cento che ignorano del tutto cos’è il colesterolo o hanno le idee confuse. Ed è ancora più scarsa – rivela un’indagine condotta fra 3984 italiani in tutte le regioni – la conoscenza sul colesterolo «nemico del cuore». Fra quelli che sono consapevoli di avere un problema di colesterolo, solo un italiano su quattro prende farmaci e fra coloro che seguono una terapia farmacologica solo 17 su cento la rispettano per lunghi periodi».
Il 63 per cento degli intervistati ha detto di non avere conoscenza del colesterolo o ha rivelato idee confuse. In dettaglio, 23 su cento hanno detto: «ne ho sentito parlare ma non so esattamente cosa sia». Il 27 per cento: «è una sostanza presente nell’organismo correlata all’obesità». Il 7 per cento: «è una sostanza presente nell’organismo correlata al diabete». Ma 6 italiani su cento non hanno mai sentito parlare di colesterolo. In 37 su cento hanno risposto esattamente. Se guardiamo la geografia di chi sa cosa è il colesterolo, i più informati sono in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria (45 per cento); Emilia Romagna e Campania (38 per cento); Sicilia (37 per cento); Toscana, Umbria e Marche (36 per cento); Triveneto (34 per cento); Lazio, Abruzzo e Molise (31 per cento); Puglia, Basilicata e Calabria (30 per cento); Sardegna (28 per cento). Gli intervistatori hanno chiesto al campione prescelto: «Secondo lei una persona che ha avuto problemi di cuore come angina o infarto deve avere i livelli di colesterolo simili ad una persona sana?». Ebbene, 46 su cento hanno risposto di «non saperlo». Hanno risposto «Sì, i livelli di colesterolo devono essere uguali» in 25 su cento. Hanno risposto esattamente e cioè «No, i livelli di colesterolo devono essere inferiori» in soli 29 su cento. A 476 italiani, il 12 per cento del campione, e cioè a quanti avevano dichiarato di avere un problema di colesterolo, è stato chiesto quale metodo adottano per tenerlo sotto controllo: il 26 per cento ha detto di assumere i farmaci e di questi solo il 17 per cento di assumerli regolarmente, per lunghi periodi. Un altro 26 per cento svolge un’attività fisica costante; il 58 per cento segue una dieta mirata mentre l’8 per cento usa prodotti come soia, fibre e yogurt. C’è un dato che preoccupa: il 19 per cento di chi sa di avere un problema di colesterolo non adotta alcun metodo.

Gli italiani e il colesterolo: un po’ di cifre
Il colesterolo, questo sconosciuto. Lo dice il sondaggio che spiega perché tanti italiani siano sopra i livelli di guardia e alcuni ad altissimo rischio. In media, nella popolazione italiana il valore della colesterolemia è di 205 mg/dL negli uomini e 207 mg/dL nelle donne. Nel nostro Paese 21 uomini e 25 donne ogni cento hanno il colesterolo alto, e cioè a più di 240, oppure sono sotto trattamento farmacologico. Ma non solo: il 36 per cento degli uomini e il 33 per cento delle donne è in una condizione «a rischio» e cioè hanno la colesterolemia compresa fra 200 e 239. E’ questa la fotografia dell’Italia del colesterolo scattata dall’Istituto Superiore di Sanità nel Progetto Cuore. Ciò significa, è il totale, che 57 uomini ogni cento e 58 donne ogni cento in Italia fanno i conti con il colesterolo alto o comunque al limite. Eppure per quanto riguarda la percentuale di persone ipercolesterolemiche, l’81 per cento degli uomini e l’84 per cento delle donne non assumono farmaci per il colesterolo. Il 5 per cento degli uomini e il 6 per cento delle donne non sono trattati in modo adeguato (il valore della colesterolemia totale rimane superiore a 240 mg/dL). Solo il 14 per cento degli uomini e il 10 per cento delle donne sono trattati in modo adeguato (colesterolemia totale inferiore a 240 mg/dL).
Negli uomini il valore medio della HDL-colesterolemia (il colesterolo cosiddetto «buono») è di 49 mg/dL, nelle donne di 58 mg/dL. Il 62 per cento degli uomini e il 61 per cento delle donne ha un livello elevato dell’LDL-colesterolemia perché maggiore di 115 mg/dL (il cosiddetto colesterolo «cattivo»).

Gli stili di vita anticolesterolo, dalla dieta alle passeggiate
Ecco le regole d’oro sugli stili di vita.
› Una moderata attività fisica aerobica continuativa, ad esempio camminare a passo sostenuto per 45-60 minuti al giorno, salire le scale di casa a piedi, è di beneficio. Graduare l’esercizio in funzione delle proprie condizioni fisiche (consultare il proprio medico).
› Privilegiare gli alimenti ad alto contenuto di carboidrati complessi quali quelli presenti nei legumi, la frutta (specie le mele e le pere) e la verdura (pomodori).
› Consumare con moderazione i grassi solidi, preferendo invece gli oli, che potranno essere scelti in base al gusto personale (bene l’olio di oliva extravergine).
› Evitare i prodotti industriali che contengono «grassi vegetali idrogenati».
› Consumare con moderazione formaggi, salumi od insaccati in genere. Privilegiare il latte parzialmente scremato.
› Privilegiare le carni bianche (pollo, tacchino, etc.) e sostituire una-due porzioni settimanali di carne rossa con pesce, che è ricco di acidi grassi omega 3 (il pesce azzurro dei nostri mari va bene).
› Bene se si beve del vino a pasto (un bicchiere).

Quando gli stili di vita non bastano, in alcuni casi è opportuno ricorrere ai farmaci
Parla chi ha sviluppato un nuovo farmaco
Quando gli stili di vita non bastano, c’è il ricorso al farmaco, anche in associazione. «Fino ad ora – dice l’italo-americano Enrico «Rick» Veltri (il padre è nato a Montecorice in provincia di Salerno), negli USA dirige lo Sviluppo clinico della ricerca Schering-Plough – l’unica arma, molto potente, erano le statine, che inibiscono la produzione del colesterolo nel fegato. Ma le statine non controllano il passaggio del colesterolo dall’intestino al sangue. A questo, ecco la novità, provvede ezetimibe. E’ nato un farmaco, una compressa, che unisce ezetimibe ad una statina. Un farmaco, da poco disponibile in Italia, che interferisce contemporaneamente con le due fonti di produzione del colesterolo nell’organismo».
Veltri, durante la conferenza stampa a Roma (a Napoli prenderà parte al Congresso della SITeCS), ha spiegato che la storia del farmaco si tinge di serendipità (significa cercare qualcosa e trovare qualcosa di diverso) e di un paradigma inverso. E questo ha creato un caso scientifico. In pratica, gli studiosi cercavano un farmaco che fosse in grado di inibire l’enzima ACAT che esterifica il colesterolo e lo rende trasportabile. Invece si sono imbattuti, del tutto casualmente, in una molecola che bloccava l’entrata del colesterolo nella parete intestinale. Cercavano una cosa, ne hanno trovato un’altra. A questo punto si sono trovati fra le mani un farmaco attivo su un meccanismo di azione senza conoscere il meccanismo stesso. Da qui l’impegno a cercare di capire questo meccanismo. Una volta compreso, è nato ezetimibe. Solitamente, si parte da un meccanismo d’azione noto e si cerca il farmaco che possa agire sul meccanismo stesso. Nel caso di ezetimibe si è avuto un processo denominato paradigma inverso.