26 settembre 2022
Aggiornato 20:30
Impegno Civico

L'Agenda Nazionale Civica rompe con Di Maio e Tabacci

«Noi usati come paravento per riciclarsi nel civismo. Eravamo stati chiari fin dall'inizio: questa politica non ci interessa e non prestiamo certo il fianco, i nomi, i volti e la nostra credibilità per assicurare una poltrona a qualcuno»

Alessio Pascucci, Luigi Di Maio e Bruno Tabacci
Alessio Pascucci, Luigi Di Maio e Bruno Tabacci Foto: Agenzia Fotogramma

«Il mancato rispetto della dignità politica e la totale mancanza di trasparenza nella gestione di questa difficile fase ci obbliga a interrompere immediatamente questo percorso». E' quanto si legge in una missiva, sottoscritta dagli oltre duecento sindaci e amministratori civici firmatari dell'Agenda Nazionale Civica, inviata ai leader di Impegno Civico, Luigi Di Maio e Bruno Tabacci, per annunciare la rottura del patto elettorale siglato appena pochi giorni fa.

«Noi non abbiamo mai chiesto seggi sicuri ma soltanto la possibilità di candidare personalità del civismo in territori dati per persi ma contendibili per portare alla coalizione di centrosinistra il nostro contributo di conoscenza e competenza amministrativa. Tutto questo era stato concordato con Impegno Civico, che evidentemente ha preferito blindare alcune poltrone piuttosto che rispettare gli impegni presi», afferma il coordinatore Alessio Pascucci.

«Il presupposto di pari dignità e di uguale rappresentanza con i quali abbiamo avviato questo complesso processo, principi da voi inizialmente sostenuti con grande entusiasmo, sono stati completamente disattesi», prosegue la missiva. «Non ci avete consentito di prendere parte agli incontri di coalizione per la definizione degli accordi bilaterali, abbiamo avuto notizie frammentarie e incomplete (spesso da altri membri della coalizione) e soprattutto non c'è stato il coinvolgimento di nessuna delle figure di grande rilievo messe a disposizione del partito e della coalizione».

«Ogni volta che ci sono delle elezioni sovracomunali, qualcuno tenta di rifarsi il trucco usando il civismo, gli amministratori locali e quelle comunità che davvero lottano ogni giorno nei territori. Quasi sempre questo 'specchietto per le allodole' serve da paravento a qualcuno che non ha trovato spazio nei partiti tradizionali e deve inventarsi un modo per riciclarsi. Eravamo stati chiari fin dall'inizio: questa politica non ci interessa e non prestiamo certo il fianco, i nomi, i volti e la nostra credibilità per assicurare una poltrona a questo o a quel politico rimasto senza casa».