9 dicembre 2021
Aggiornato 08:00
Centrodestra

Riccardo Molinari: «Lega di nuovo unita, non cambieremo collocazione europea»

Il capogruppo della Lega alla Camera: «Quirinale? Dal mio punto di vista è più importante che prima di arrivare a quell'appuntamento il centrodestra individui una posizione comune»

Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari
Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari ANSA

«Molto difficile, anzi direi che sarebbe caldamente da evitare. Il tema agiterebbe ulteriormente le acque che già non sono tranquille. Meglio tenere distinte le questioni di governo dalle scelte istituzionali. Ora è solo una lotteria di nomi fine a sé stessa». Così Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, in un'intervista al Corriere della sera, esclude che al tavolo dei leader invocato da Enrico Letta si parli anche di Quirinale oltre che della manovra.

«Dal mio punto di vista è più importante che prima di arrivare a quell'appuntamento il centrodestra individui una posizione comune - osserva -. Noi dobbiamo pensare anzitutto a tenere uniti tutti i nostri, anche perché come coalizione abbiamo la maggioranza relativa. Da questa dobbiamo partire per confrontarci con il centrosinistra. L'avvicinarsi della fine della legislatura, associata al taglio dei parlamentari, renderà il clima molto difficile. Ma il problema l'avranno più i 5 Stelle. Loro sì che hanno problemi di tenuta».

La Lega, assicura il capogruppo, è tornata unita come un tempo: «C'è stato un bel chiarimento. Sono state rettificate alcune posizioni e confermata piena fiducia nel segretario Matteo Salvini. Non esiste alcuna possibilità di cambiare collocazione europea. E inseguire i moderati significa andare alla ricerca di un mondo che non c'è più. La Lega è un movimento di rottura che sta al governo anche per impedire che prevalga la politica della sinistra».

«Subito patto tra leader, su fisco intesa possibile»

«È utile che la politica si faccia sentire perché con un governo di larghe intese come quello che abbiamo il Parlamento ha poche possibilità di incidere. Ma è giusto che i partiti possano dire la loro sul più importante documento di programmazione economica». Il capogruppo della Lega a Montecitorio apprezza la proposta del segretario del Pd Enrico Letta di riunire i leader della maggioranza per trovare un'intesa su come spendere quegli 8-10 miliardi destinati alla riduzione delle tasse.

Le vostre posizioni di partenza sono molto distanti. «Proprio per questo è bene che ci si trovi per individuare su cosa è possibile trovare una convergenza. La Lega è da mesi che propone un confronto con le altre forze politiche sui principali temi che arrivano sul tavolo. Su alcuni temi (le pensioni) non ci sono margini di intesa. Su altri vediamo cosa si può fare, dice in un'intervista al Corriere della sera.

Sulla destinazione delle risorse per ridurre la pressione dice Molinari «va fatta una scelta. Io non credo sarebbe utile destinare un pezzo a ciascuno nell'illusione di accontentare tutti. Meglio concentrarsi su poche cose. Bisogna investire su due tre interventi di forte impatto. Non avrebbe senso tagliare un punto alle aliquote Irpef perché non se ne accorgerebbe nessuno. Meglio incidere sulle partite Iva (ampliamento del tetto della Flat tax) e sul taglio del cuneo fiscale».

«Il regime dei minimi fu introdotto dal Pd guidato da Matteo Renzi. E comunque, si tratta di estendere la platea dei beneficiari. Insieme a questa, si può assestare un discreto taglio al costo del lavoro», spiega, «sarebbe un buon compromesso».