1 agosto 2021
Aggiornato 04:00
Partito Democratico

Enrico Letta si prende 48 ore per sciogliere la riserva, nel PD si lavora sul nodo congresso

Un «no» sarebbe un colpo traumatico per il partito, ma tutto lascia pensare che l'ex Premier domenica verrà eletto nuovo segretario. Soluzione che nasce all'interno della maggioranza che sosteneva Zingaretti

Enrico Letta
Enrico Letta ANSA

La riserva verrà sciolta venerdì, Enrico Letta si è preso 48 ore di tempo per rispondere all'appello del Pd, ma a questo punto un «no» sarebbe un colpo davvero traumatico per il partito e tutto lascia pensare che l'ex premier domenica verrà eletto nuovo segretario. Una soluzione che nasce all'interno della maggioranza che sosteneva Nicola Zingaretti, lo stesso ex segretario starebbe lavorando insieme a Dario Franceschini per comporre l'intesa, ma anche per Base riformista e per l'area di Matteo Orfini sarà difficile sottrarsi, nonostante i distinguo sulla data del congresso.

E' questo il tema da risolvere, Letta - spiegano diverse fonti Pd - non può essere coinvolto solo per fare il «traghettatore» e del resto lo statuto del partito non prevede nemmeno una figura di questo tipo. Anna Ascani, vice-presidente del partito che proprio con Letta iniziò il suo percorso politico, chiarisce che bisogna «evitare di mettere paletti e scadenze che non sono previste da nessun meccanismo statutario e che finirebbero per indebolire non Letta ma il Partito democratico».

I maggiorenti Pd che stanno parlando in queste ore con Letta hanno provato a rassicurarlo su questo punto: lo statuto non prevede un segretario a tempo e in assemblea i numeri sono blindati, è stato il ragionamento, Br e Orfini - anche se volessero - non avrebbero mai la forza per ottenere un congresso anticipato. Un ragionamento che, ovviamente, ha un limite: le minoranze potrebbero avviare un'azione di logoramento, anche senza avere i numeri per sfiduciare il segretario in assemblea. Letta vuole un impegno di tutti a deporre le armi, a non riprendere subito quel «tiro al segretario» che è praticamente una tradizione in casa Pd. «Ma dopo aver fatto dimettere Zingaretti - ragiona un parlamentare dell'area di maggioranza del partito - non saranno in condizione di ricominciare con Letta. Anche perché sanno che questa volta rischiamo il big bang».

Base riformista, per ora, continua a tenere il punto sul congresso anticipato. Andrea Marcucci assicura che «certamente Letta sarebbe un candidato autorevole». Salvo poi insistere: «Però poi bisogna entrare nel merito, al Pd serve un segretario, ma serve anche un congresso dopo le amministrative per risolvere le molte questioni che ci portiamo dietro da anni». Stesso discorso fa Alessia Morani, chiedendo un «congresso entro l'anno», dunque anche prima dell'elezione del nuovo capo dello Stato. Un dibattito, però, è in corso anche dentro Base riformista, qualche parlamentare dell'area la mette così: «Abbiamo chiesto di correggere la linea del partito, sposando. Convintamente il governo Draghi. Come facciamo a dire no a Letta? Chi più di lui rappresenta la linea Draghi?».

E in serata arriva un segnale anche da Stefano Bonaccini, l'uomo su cui punta l'area di Lorenzo Guerini e Luca Lotti per la sfida al prossimo congresso: «Serve che il Pd indichi soluzioni ai problemi di cittadini, famiglie e imprese, non occuparsi di dinamiche interne. Parlare al Paese, non a se stessi. Per quanto riguarda il segretario, Enrico Letta è personalità autorevole e adeguata. Apriamo insieme una nuova fase costituente».

La richiesta del congresso arriva in realtà anche da esponenti dell'area della maggioranza, come Goffredo Bettini e Gianni Cuperlo, ma l'idea che sta maturando è quella di suggerire a Letta lo stesso percorso che aveva immaginato Zingaretti: un congresso per temi, «sull'identità, sul nostro profilo, non una cosa che metta in discussione il segretario». Base riformista si riunirà nei prossimi giorni per decidere come comportarsi all'assemblea di domenica.