9 aprile 2020
Aggiornato 19:30
L'inchiesta

Open Arms, ecco tutte le accuse a Matteo Salvini

Tenere i migranti per 20 giorni sulla nave fu sequestro di persona. Così scrivono i giudici del Tribunale dei Ministri di Palermo nella relazione inviata a Palazzo Madama

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA

ROMA - Il Senato conceda l'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini «per avere, nella sua qualità di ministro dell'Interno pro-tempore, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 107 migranti di varie nazionalità giunti in prossimità delle coste di Lampedusa nella notte tra il 14 e il 15 agosto» a bordo della nave Open Arms. Lo chiede il Tribunale dei ministri di Palermo nella richiesta inviata a Palazzo Madama.

L'accusa nei confronti del leader della Lega è di 'plurimo sequestro di persona aggravato'. Secondo il collegio di Palermo l'ex titolare del Viminale 'in violazione di convenzioni internazionali e di norme interne in materia di soccorso in mare e di tutela dei diritti umani ed abusando dei poteri allo stesso rimessi quale autorità nazionale di pubblica sicurezza, ometteva, senza giustificato motivo' di concedere un porto sicuro alla nave. Salvini, sottolineano insomma i magistrati nel documento che è stato pubblicato sul sito della Giunta e consta di oltre 100 pagine - non ha 'esitato positivamente le richieste di Place of safety inoltrate al suo Ufficio di Gabinetto dall'Italian maritime rescue coordination center' per tre volte - il 14, il 15 e il 16 agosto - 'così provocando consapevolmente l'illegittima privazione della libertà personale dei migranti, costringendoli a rimanere a bordo della nave per un tempo giuridicamente apprezzabile, precisamente dalla notte tra il 14 e il 15 agosto sino al 18, quanto ai soggetti minorenni, e per tutti gli altri sino al 20 agosto'.

Allora la Procura di Agrigento - si ricorda - pose il natante sotto sequestro preventivo e dispose lo sbarco di tutte le persone a bordo. L'allora ministro, affermano ancora i giudici, avrebbe dovuto rispondere alle richieste 'senza ritardo e per ragioni di ordine e sicurezza pubblica, di igiene e sanità'. E comunque - si sottolinea inoltre - 'il reato di sequestro di persona risulta aggravato dal fatto che la condotta è stata commessa da parte di pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni'.

E quindi 'non è infatti dubitabile che l'indicazione del Pos o il suo diniego - era atto rimesso al Ministro dell'Interno che avrebbe dovuto emetterlo quale pubblico ufficiale nell'esercizio di una funzione amministrativa, e che lo stesso ha abusato di tali poteri sviando la funzione esercitata dal risultato per il cui conseguimento essa era normativamente riconosciuta (emissione dell'atto conclusivo di un evento SAR, in funzione di tutela della vita in mare, secondo quanto prescritto dalla normativa nazionale e sovranazionale più volte ricordata) verso finalità ad esso estranee, quale la difesa dei confini, con prioritario accento sulla tutela della sovranità dello Stato, in violazione della citata normativa'.

Nella richiesta di autorizzazione a procedere trasmessa al Senato si spiega che 'altresì configurabile è l'aggravante integrata dalla minore età di alcune delle persone offese, dato che solo in data 18 agosto 2019 fu consentito lo sbarco dei 27 minori non accompagnati che si trovavano ancora a bordo'.

Alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sono allegate alcune mail dell'ex ministro e del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con quest'ultimo che richiedeva 'con urgenza', a Salvini, 'i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull'imbarcazione', e con il leader leghista, sottolineano i giudici siciliani, che negava 'ogni responsabilita».

Insomma il titolare dell'Interno, scrivono i giudici siciliani, con la lettera del 15 agosto scorso 'respingeva ogni responsabilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola, dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani'. Un atto che, secondo il tribunale dei ministri di Palermo, ha violato la legge Zampa 'che prevede espressamente il diritto dei minori non accompagnati di essere accolti in strutture idonee e di ottenere il permesso, vietandone in modo assoluto il respingimento e l'espulsione'.

Il Viminale 'era stato infatti informato sin dall'8-8-2019 della presenza a bordo della Open Arms di diversi minori non accompagnati e tuttavia dalla documentazione acquisita emerge che lo sbarco dei minori venne autorizzato soltanto in data 17-8-2019 ed effettuato il giorno successivo e, comunque, seguito del fermo intervento della procura e del tribunale per i minori di Palermo', spiegano.

In particolare, rispondendo a una lettera di Salvini, il 16 agosto il premier - affermano - ribadisce 'con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti a bordo della Open Arms, anche alla luce della presenza della nave al limite delle acque territoriali (in effetti vi aveva già fatto ingresso) e potendo, dunque, configurare l'eventuale rifiuto un'ipotesi di illegittimo respingimento; aggiungeva - si legge ancora nel documento pubblicato sul sito del Senato - di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di Stati a condividere gli oneri dell'ospitalità dei migranti della Open Arms, 'indipendenemtene dalla loro età´; invitava, dunque, il ministro dell'interno ad attivare le procedure, già attuate in altri casi consimili, finalizzate a rendere operativa la redistribuzione'.

A questo invito, scrivono i giudici, Salvini rispondeva il giorno seguente 'assicurando che, nonostante non condividesse la lettura della normativa proposta dal presidente Conte, suo malgrado avrebbe dato disposizioni tali da non frapporre ostacoli allo sbarco dei 'presunti' minori' a bordo della nave, 'provvedimento che definiva, comunque, come di 'esclusiva determinazione´ del Presidente del Consiglio'.

E quindi già il 14 agosto Conte aveva invitato il ministro 'ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull'imbarcazione'. Il 15, affermano ancora i magistrati, 'Salvini sottoscriveva una nota di risposta' con cui 'respingeva ogni possibilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani; che, inoltre, non vi erano evidenze per escludere che gli stessi viaggiassero accompagnati da adulti che ne avevano la responsabilità, comunque ricadente sul comandante della nave; che, infine, aveva già dato mandato all'Avvocatura Generale dello Stato per impugnare il decreto di sospensiva del Presidente del Tar del Lazio, che di fatto aveva rimosso ogni ostacolo all'ingresso dell nave in acque territoriali'.

E quindi 'la privazione della libertà pesonale dei soggetti a bordo della Open Arms ha dunque assunto carattere di illegittimità, non solo in quanto inflitta in violazione di precise norme di rango primario, ma altresì in quanto non era consentita né impostata da alcuna ragione giuridicamente rilevante'. Nella condotta di Salvini 'non risultano utilmente invocabili generiche e non comprovate ragioni di tutela della sicurezza pubblica: nonostante gli accessi a bordo di autorità italiane, infatti, nessuna di esse ha mai evidenziato alcun indizio di peculiari e concrete condizioni oggettive (come, ad esempio, la ropesenza di esplosivi o armi a spiccata potenzialità offensiva) o soggettive di pericolo conseguente allo sbarco sul territyorio italiano delle persone a bordo; pericolo, che, come confermato dal prefetto Garroni e dal questore di Agrigento Iraci, nel caso di specie si è poi rivelato, nei fatti, del tutto insussistente'.

E poi 'il richiamo alla tutela della sicurezza pubblica e al contrasto alla immigrazione illegale non risultava dunque, in concreto, di pregnanza e fondatezza tale da rendere giuridicamente lecito il trattenimento, indiscriminato e collettivo, di una pluralità di persone provenienti da un soccorso in mare'. E 'peraltro, in riferimento alla predicata necessità di prevenire l'infiltrazione di soggetti pericolosi (con particolare riguardo anche al rischio terroristico), è chiaro come risultasse più funzionale ad una prevenzione di quel rischio una completa e precisa identificazione delle persone a bordo del natante, restando totalmente preclusa - nel caso di divieto generale di sbarco - la possibilità di accertare se fossero presenti a bordo soggetti noti alle autorità di p.s. (ad esempio: per precedenti ingressi illegali, per violazione di ordine di allontanarsi dal territorio dello stato italiano, perché coinvolti da indagini in materia di associazione per delinquere finalizzata alla immigrazione illegale, perché precedentemente detenuti in Italia o in altri paesi o ancora perché segnalati da altre autorità di polizia come soggetti portatori di «rischio terroristico") e, comunque, meritevoli di una massima attenzione da parte della pubblica autorita», spiegano le giudici. Il risultato ottenuto era quello di non consentirne l'accesso al territorio nazionale nell'immediato, rinunciando però alla possibilità di un adeguato e consapevole monitoraggio di tali soggetti'.

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