7 dicembre 2019
Aggiornato 09:30

Di Maio: «Nessuna fronda contro di me». Tra le 70 firme al Senato c'è chi accusa: «Mi avete strumentalizzato»

Nelle chat dei senatori stellati si susseguono le precisazioni, le prese di distanza, quando non le vere e proprie proteste per la «strumentalizzazione»

Roberto Fico, Beppe Grillo e Luigi Di Maio
Roberto Fico, Beppe Grillo e Luigi Di Maio ANSA

ROMA (ASKANEWS) - Non sempre tante voci fanno un coro: nel Movimento 5 stelle le voci si accavallano, si moltiplicano, si intrecciano, ma probabilmente non basteranno a coagulare una vera fronda nei confronti di Luigi Di Maio. La stessa vicenda della raccolta di firme di martedì al Senato contro di lui è destinata ad essere ridimensionata. Nelle chat dei senatori stellati, in queste ore, si susseguono le precisazioni, le prese di distanza, quando non le vere e proprie proteste per la «strumentalizzazione» di un documento che nelle intenzioni doveva solo chiedere la convocazione di una assemblea per qualche modifica statutaria.

Di Maio: «Raccolta firme per rafforza il gruppo»

«Certo - confida un parlamentare M5S di lungo corso - il tema della redistribuzione del potere all'interno del Movimento alcune persone lo pongono, ma lo stesso Emanuele Dessì che ha promosso il documento ha cercato di chiarirne le intenzioni: è il tipo che se capisce di essere strumentalizzato fa un passo indietro». In effetti, dopo le precisazioni del leader, da New York dove veste i panni del ministro degli Esteri («nessuna fronda» ma una «raccolta firme per rafforzare i gruppi», al massimo un «equivoco», visto che «guardando il documento non si parla né del capo politico né della leadership del Movimento»), Dessì si accoda. «Luigi Di Maio non è in discussione», garantisce, anzi «questo processo, rispettoso delle regole e democratico, è stato strumentalizzato ad arte».

«Ricostruzioni fantasione della stampa»

Il tema, naturalmente, è chi strumentalizza, a parte i giornalisti, abituale bersaglio di tante polemiche a 5 stelle, colpiti anche oggi dal post ufficiale del gruppo al Senato, che si autodefinisce «affiatato» e parla di «ricostruzioni fantasiose della stampa». A taccuini chiusi, però, le cose anche ai senatori stellati appaiono un po' meno lisce: «Viste le prese di posizione di Barbara Lezzi e di Mario Giarrusso in questi giorni - osserva la solita fonte anonima - ci aspettavamo che partisse il 'cinema', ma sono cose che non portano a nessun risultato. Al Senato (dove come alla Camera si dovrà scegliere un nuovo capogruppo, ndr) anche se non manca la gente che ce l'ha con Luigi, abbiamo poche alternative: Danilo Toninelli andrà avanti per la sua strada e anche se con Di Maio i rapporti non sono più quelli di prima, dopo che è stato messo da parte senza nemmeno un grazie, lui non è certo tipo da far male al Movimento. Se deve litigare con il capo lo fa privatamente. Insomma, alla fine sarà considerato quello più affidabile dalla maggioranza».

Beppe Grillo, l'unico vero capo

Situazione diversa alla Camera, dove si profila un probabile accordo fra «dimaiani» e «fichiani», fedeli al presidente della Camera, con un ticket Francesco Silvestri-Riccardo Ricciardi, «gli altri mi sembrano outsider, dice un deputato al secondo mandato. «Da noi a Montecitorio c'è meno agitazione che a palazzo Madama, sarà l'età...», scherza. In generale, nel Movimento «decisamente non va tutto bene, ma mi sembra si sia ancora nei crismi del normale dibattito da meetup 5 stelle». Niente, quindi, che possa toccare, per ora, gli equilibri politici e di maggioranza. Resta da vedere se l'ammissione di Di Maio, secondo il quale «il movimento come lo conosciamo, solo col capo politico, non può sostenere la sfida del governo», sarà sufficiente a placare i suoi avversari. Il leader sotto attacco ribadisce la promessa di dare vita al «team del futuro» per un M5S più organizzato ma che non deve diventare «una struttura». Ma il rischio è che quando finalmente il team nascerà sia l'occasione per riaccendere le polveri delle frustrazioni, delle delusioni, dei rancori di chi pensa che l'unico capo vero che abbia avuto il M5S sia stato il suo fondatore Beppe Grillo.