14 ottobre 2019
Aggiornato 03:00

Boldrini: «Ius soli è un diritto non una concessione»

L'ex Presidente della Camera: «Dibattito strumentale, maggioranza non intende fare legge». Possibile a Zingaretti: «Serve un cambio di linea»

Laura Boldrini
Laura Boldrini ANSA

ROMA - «Questo dibattito è del tutto strumentale perché la maggioranza non ha nessuna intenzione di fare una legge come questa. Non la ritiene utile alla società, laddove invece la legge sulla cittadinanza darebbe un percorso certo e sicuro a persone nate in Italia o che sono arrivate in Italia da piccole. Questo andrebbe anche a vantaggio dello Stato. Non vedere questo e ridurre il battito solo a una gentile concessione, sembra una roba da un sovrano che dà o toglie. Invece parliamo di un diritto, di un istituto giuridico». Lo ha detto l'ex presidente della Camera Laura Boldrini, deputata di LeU, ai microfoni di Rai Radio1 all'interno del programma Giorno per Giorno parlando dello ius soli.

Boldrini: «La legge attuale è del 1992»

«Ci devono essere - ha aggiunto - regole chiare e sostenibili con la realtà che viviamo. La legge attuale è del 1992, quindi fatta in un periodo molto diverso con una società molto diversa. Io temo che oggi nel dibattito pubblico si cerchi il conflitto. E' un modo per distogliere l'attenzione dai seri problemi del paese. L'immigrazione si gestisce nel modo strutturale, anche nel sistema di integrazione».

«Possibile a Zingaretti: Serve un cambio di linea»

«La rivendicazione di Zingaretti, sulle politiche di Minniti per la gestione dei flussi migratori, è molto grave. E alimenta più di qualche dubbio sul presunto nuovo corso del Partito democratico, perché si pone in continuità con il passato. Questa posizione rende quindi poco credibile la battaglia annunciata sullo Ius soli e più in generale fa crescere le perplessità sul cambio di rotta del Pd in materia di politiche migratorie. Le scelte di Minniti hanno fatto da apripista a quelle di Salvini: è impossibile fare opposizione alla Lega se si rivendica l'operato dell'ex ministro dell'Interno». Lo dichiarano Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, e Andrea Maestri, della segreteria nazionale di Possibile.

«Partire dagli errori del recente passato»

«Una posizione seria e credibile del 'nuovo Pd' - aggiungono Civati e Maestri - dovrebbe proprio partire dai gravi errori del recente passato: dall'accordo con la Libia, alla guerra portata avanti contro le Ong. Senza dimenticare lo scarso coraggio mostrato sullo Ius Soli e la mancata cancellazione del reato di clandestinità, sui cui peraltro il Parlamento aveva già dato la delega».