2 luglio 2022
Aggiornato 18:30
L'intervista

Mottironi: «Lo scenario dell’energia non è roseo, ci aspettano nuovi forti aumenti»

Giorgio Mottironi, responsabile marketing di EnergRed, analizza ai microfoni del DiariodelWeb.it la situazione attuale e gli sviluppi futuri del mercato energetico

Mottironi: «Lo scenario dell’energia non è roseo, ci aspettano nuovi forti aumenti»
Mottironi: «Lo scenario dell’energia non è roseo, ci aspettano nuovi forti aumenti» Foto: Pixabay

Se parliamo di caro energia, qual è il reale stato dell’arte del mercato? E, soprattutto, quali sono gli scenari futuri, in termini di prezzi e di strategie? Il DiariodelWeb.it ha approfondito la questione interpellando Giorgio Mottironi, responsabile marketing della società di servizi energetici EnergRed.

Giorgio Mottironi, si sente parlare quotidianamente di caro energia. Ma qual è il quadro che emerge analizzando i numeri?
Dal punto di vista dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda l'energia elettrica, quello di un fortissimo incremento. Che, ovviamente, è ancora più importante se lo si parametra sui valori registrati nel 2020, il primo anno pandemico, in cui quasi tutte le materie prime legate al comparto energetico avevano subìto un crollo sui mercati. Nel 2021, complessivamente, il prezzo è aumentato del 224% rispetto all'anno precedente e intorno al 200% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Nel 2022, già ad oggi, il valore medio è aumentato di un ulteriore 97%, cioè è già raddoppiato.

Quali sono le ragioni di questo aumento?
Il contesto ha risentito molto di dinamiche speculative legate alle tensioni geopolitiche. Ma quello a cui stiamo assistendo, fondamentalmente, è un riassestamento del mercato dell'energia, che è cominciato a livello internazionale già dalla seconda metà del 2020. Questa informazione è abbastanza nota agli operatori del settore ed era anche rientrata in un importante report di Legambiente, abbastanza critico rispetto alla decisione dell'Italia e dell'Europa di puntare sul gas per la propria transizione energetica.

In cosa consiste questo riassestamento?
In una nuova configurazione dei contratti di compravendita del gas. Per decenni il suo valore è stato legato ad un calcolo di media mobile sull'andamento della materia prima petrolio. Dalla seconda metà del 2020 si è scollegato da questo meccanismo per inserirsi in una dinamica contrattualistica conosciuta con il termine di valore spot. Il prezzo viene fatto sulla base della reale domanda che in quel momento si manifesta sul mercato. La domanda del gas è cresciuta enormemente, del 30% su base mondiale solo legata alla crescita delle necessità cinesi, e questo chiaramente ha portato ad un aumento sostanziale dei prezzi.

Che si è riflettuto sul prezzo dell'energia elettrica.
Perché la flessibilità della domanda nel nostro Paese, cioè la capacità di rispondere ai picchi, viene gestita da due tecnologie: le grandi centrali idroelettriche o da quelle turbogas. Dal lato del gas, il mercato ha cominciato a scontare la nuova configurazione contrattualistica, le nuove dinamiche di domanda e offerta e, pian piano, anche le tensioni geopolitiche.

Quindi il problema non nasce con la guerra in Ucraina, ma era già in corso e ampiamente prevedibile.
Quello che noi osserviamo è che probabilmente da tempo si poteva intravedere l'idea di avviare una guerra su quel fronte, dal modo in cui si stavano determinando gli scambi di gas tra Russia ed Europa. Il fattore principale del forte incremento è dovuto soprattutto ad una bassa disponibilità di scorte. E le scorte in Unione europea si sono cominciate a ridurre principalmente quando la Germania ha compiuto una scelta di politica industriale, purtroppo sbagliata.

Quale?
Quella di cedere buona parte dei propri asset di gestione delle scorte, i grandi silos, direttamente agli operatori russi, cioè a Gazprom. A quel punto loro hanno cominciato a limitare i rifornimenti per le scorte. Probabilmente perché la Russia già sapeva di voler avviare una guerra? Probabilmente perché la stessa Gazprom si preparava ad avviare nuovi fronti commerciali? Non ho la risposta definitiva.

Però questi indicatori fanno riflettere.
Ovviamente fa riflettere anche l'annuncio, subito dopo l'inizio della guerra, del nuovo gasdotto Spirit of Siberia 2, che dovrebbe essere in grado di portare il gas dei giacimenti del nord della Russia nei Paesi del Sud-Est asiatico. Quindi anche loro avevano già preparato delle contromisure commerciali, qualora si fossero trovati di fronte ad una riduzione delle forniture verso l'Europa.

L'errore è stato quello di diventare troppo dipendenti da Mosca, quindi?
L'errore è stato quello di provare ad integrare la Russia in Europa solo sulla base di questo tipo di politica commerciale ed economico. Negli ultimi dieci anni abbiamo raddoppiato le importazioni di gas e abbiamo considerato la Russia come un mercato di beni e servizi di prima fascia, oltre ad aver offerto buona parte dei nostri beni e servizi più costosi agli oligarchi che venivano nel Mediterraneo a trascorrere le proprie vacanze. Invece non si è promossa un'integrazione politica, valoriale e culturale. La Russia è di fatto un Paese culturalmente europeo, per i suoi grandi intellettuali espressi nella letteratura, nelle arti figurative, nelle scienze della psiche, nell'economia. Tutta questa parte ce la siamo dimenticata.

Quali sono gli scenari che ci aspettano nel prossimo futuro?
Non sono assolutamente rosei. Sulla base delle analisi statistico-funzionali dell'andamento di mercato prevediamo, purtroppo, degli ulteriori forti aumenti rispetto al 2021. Probabilmente il prezzo medio dell'anno 2022 si sgonfierà rispetto a quello registrato nei primi tre mesi, ma non così tanto. Ultimamente sono aumentati molto i consumi elettrici per il raffrescamento degli ambienti nel periodo estivo: quindi, se ci sarà una lenta discesa in primavera, prevediamo un ulteriore aumento in estate. Anche perché non c'è più la riduzione della produzione industriale nella stagione calda, come venti o trent'anni fa. Per la fine dell'anno prevediamo prezzi che oscilleranno tra i 180 e i 240 euro al mWh di media. Lo scenario che gli italiani si devono aspettare è un sostanziale cambiamento del prezzo dell'energia elettrica, che non scenderà più nei prossimi dieci anni sotto i 105-110 euro/mWh, cioè il doppio di quello a cui eravamo abituati come sistema Paese negli ultimi dieci anni.

E quali possono essere le soluzioni?
Oggi c'è la grandissima opportunità di portare le rinnovabili in maniera distribuita su tutto il territorio. La prima fonte a cui ci dobbiamo affidare, essendo noi il Paese del sole, è il fotovoltaico. Per autoconsumo a livello residenziale, ma soprattutto nei segmenti industriali, nelle Pmi e nelle grandi aziende. Oggi, anche grazie al recepimento della direttiva Red 2 da parte del governo, c'è stato un potenziamento delle possibilità di autoconsumo diretto per le imprese e di nascita delle comunità energetiche, per calmierare i prezzi dell'energia o sostenere politiche di sviluppo sostenibile. Questo tipo di politica potrebbe portare l'energia elettrica in autoconsumo ad un costo omnicomprensivo, da qui a 25 anni, considerando anche gli investimenti, di circa 60 euro/mWh. Meno della metà di quello che si paga oggi per l'energia da rete. Se parliamo di una normale Pmi, addirittura un quarto o un quinto.