17 gennaio 2022
Aggiornato 03:00
L'intervista

Ferrara: «Altro che femminismo di sinistra, ecco la storia delle donne in politica a destra»

Domenico Ferrara, firma de Il Giornale, racconta al DiariodelWeb.it la storia della politica al femminile che ha raccolto nel libro «La donna s’è destra», scritto con Francesco Maria Del Vigo

Il Presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni
Il Presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni ANSA

Ma chi l'ha detto che il femminismo è di sinistra? A dispetto della comunicazione propagandistica e della percezione dell'opinione pubblica, infatti, i dati ci raccontano che la rappresentatività delle donne in politica è spostata maggiormente sul centrodestra: dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, all'unica leader di partito al femminile, Giorgia Meloni. Questa è la tesi controcorrente che Domenico Ferrara e Francesco Maria Del Vigo si pongono nel loro libro «La donna s'è destra», edito da Giubilei Regnani Editore. In cui le due firme de Il Giornale ricostruiscono la storia dell'impegno politico del gentil sesso a destra, scoprendo che ha radici molto più antiche e profonde di quanto normalmente si creda. Il DiariodelWeb.it ha raggiunto uno dei due autori, Domenico Ferrara.

Domenico Ferrara, può aver stupito molti lettori la scoperta che il femminismo vanta una storia ampia e abbondante nella destra italiana.
Ampia, abbondante e, purtroppo, poco conosciuta. A destra c'è una storia non solo politica, ma anche culturale, sociale e di comunità che, secondo noi, meritava di essere raccontata. Facendo parlare soprattutto le protagoniste, che ci hanno spiegato le loro istanze, i loro modi di essere e soprattutto i motivi per cui hanno deciso di stare, come diciamo noi, «dalla parte sbagliata». Tra gli anni '70 e '80 già essere di destra era complicato, figuriamoci per una donna.

Che cosa erano costrette a vivere le donne di destra dell'epoca?
Episodi che ci hanno fatto accapponare la pelle. Ci siamo sentiti dire che nelle università il semplice diritto allo studio o alla manifestazione del proprio pensiero veniva quotidianamente violentato da esponenti della sinistra. Ci hanno raccontato di processi subiti a La Sapienza, di sputi, insulti, violenze verbali. Roberta Angelilli, europarlamentare di Fratelli d'Italia, ci ha raccontato di aver subito pestaggi e accerchiamenti, ancora alla fine degli anni '80.

Alla faccia delle femministe di sinistra: a favore delle donne, ma solo di quelle che la pensano come loro...
Infatti. Flavia Perina mi ha detto che loro stesse, negli anni '70, provarono un contatto con le femministe di sinistra, ma la risposta fu negativa. C'era una distanza siderale che non volevano colmare a prescindere.

Per preconcetto.
Secondo me sì, era un pregiudizio aprioristico. Il valore della solidarietà femminile, tanto sbandierato a sinistra, veniva meno quando si trattava di confrontarsi con una donna di destra.

Il femminismo, ma anche l'ecologismo o l'antirazzismo, sono valori che fanno parte della storia della destra italiana, ma che per qualche motivo, nel corso degli anni, sono stati consegnati alla sinistra. Come è stato possibile?
A proposito di ecologia, in un capitolo raccontiamo dell'associazione romana Fare Verde, uno dei primi movimenti ambientalisti, che partì proprio da destra. Non credo che dietro ci sia una ragione politica, perché sarebbe stato stupido pensare che quei temi portassero pochi voti. Voglio pensare che la destra, ad un certo punto della sua storia, colpevolmente ha abbandonato alcune cause che le facevano fare comunità territoriale.

Una decisione miope?
Scarsamente lungimirante. La sinistra, secondo me, non ha fatto neanche tanti sforzi per accaparrarsi queste battaglie sacrosante. Questa stessa domanda l'abbiamo posta a tutte le protagoniste e nessuna ci ha fornito una ragione reale. Ma tutte concordavano nel dire che è stato assolutamente un errore clamoroso del centrodestra.

Viene spontaneo citare Giorgia Meloni come esponente femminile principale del centrodestra. Il fatto di essere donna, e di essersi guadagnata un posto senza dover ricorrere a quote rosa o riserve indiane, rappresenta un valore aggiunto nella sua storia?
Un minimo comun denominatore delle donne di destra è che non vogliono essere valutate in quanto tali, ma in quanto esseri umani che portano avanti determinate idee e valori. A sinistra, invece, c'è la convinzione che esista un diritto acquisito, che una posizione spetti loro in virtù del loro genere. La Meloni ha sicuramente faticato molto di più: come tutte le donne che sono riuscite ad emergere a destra, ha dovuto sgomitare e farsi largo in ambienti a trazione machista e maschilista, soprattutto all'inizio del Movimento sociale italiano. E ci sono riuscite perché valevano davvero. Nella breve intervista che ci ha concesso per il libro, la Meloni cita una frase di Charlotte Whitton, ex sindaco di Ottawa: «Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà».

Guido Crosetto, in un'intervista di qualche mese fa, mi raccontava come la Meloni abbia sempre sentito di dover dimostrare che essere donna non la rende più debole dei suoi colleghi maschi. Da qui il suo stile comunicativo molto grintoso e deciso.
L'unica cosa di cui deve stare attenta è che, sentendosi costretta a questa comunicazione rude, con il pugno duro, rischia di dimenticarsi di avere un elettorato femminile. La mia opinione personale è che potrebbe aprirsi a tematiche femminili, senza diventare ovviamente una femminista di sinistra. D'altronde, lei stessa si definisce donna, madre e cristiana... Ci sono tantissime donne, non di destra, che stimano e si riconoscono nella Meloni proprio per queste sue caratteristiche di tenacia, di determinazione e di coerenza.

Potremmo dire che, dopo aver dimostrato che essere una donna non è un punto debole, in politica, ora può fare un passo avanti e dimostrare addirittura che è un punto di forza. Che i suoi caratteri femminili possono arricchire la sua azione di un contributo diverso e originale rispetto a quello dei suoi colleghi uomini.
Assolutamente. Anche perché lei ha sempre chiarito di aspirare a diventare presidente del Consiglio, un domani, e ha tutte le carte in regola per farlo. E per farlo deve mostrare fino in fondo la sua visione di Paese, il suo sguardo all'orizzonte. Ha la possibilità di compiere un passo in più, che le auguro di fare. Il mio giudizio, personale e politico, è positivo, al di là delle inchieste che di tanto in tanto escono con l'obiettivo di minare il partito. Si è fatta da sola, creando un partito 45 giorni prima delle elezioni, che ora è l'unica forza politica di opposizione e la prima nei sondaggi. In più è leader del partito conservatore europeo, non proprio una bazzecola. Si possono condividere o meno le sue idee, ma come si fa a dire che non è una persona politicamente valida?

Chiudo con una provocazione. A sinistra in molti dichiarano la volontà di eleggere il primo presidente della Repubblica donna. Visto che, sulla carta, il pallino in mano nell'elezione del Quirinale ce lo dovrebbe avere il centrodestra, se fossero loro a riuscirci?
Al momento prevale la candidatura di Berlusconi e secondo me alla fine il centrodestra convergerà sul suo nome. Però non è una provocazione stupida. A sinistra si vantano di difenderne i diritti, ma le donne che hanno assunto ruoli di potere politico sono quasi tutte di centrodestra: la Meloni, la presidente del Senato, la presidente della Regione Umbria, ministri importanti come la Gelmini e la Carfagna. Nell'altra fazione rimane solo la Boldrini, che è l'emblema di tutti gli stereotipi del femminismo di sinistra. Le altre faticano ad emergere, non sgomitano né i partiti in cui militano le portano avanti. Tutto è possibile: l'esperienza ci ha insegnato che l'elezione del Capo dello Stato è un terno al lotto. Se dovessi azzardare un nome femminile ti direi la Cartabia...