26 aprile 2019
Aggiornato 04:00
Il video-editoriale

Quanto sarebbe più elegante se il capo della polizia difendesse i propri uomini

Caro Gabrielli, ma non sarebbe più elegante se Lei difendesse i suoi uomini sui giornali invece di aggiungersi al coro di chi li critica, e poi, quando davvero hanno sbagliato, attivi indagini interne e punisca i responsabili, ma in silenzio stampa?

ROMA - «Frase grave, avrà delle conseguenze, abbiamo avviato le nostre procedure interne e non faremo sconti» questa è la dichiarazione rilasciata da Franco Gabrielli, capo della polizia di stato, al quotidiano La Repubblica uno dei più autorevoli tra quelli che spesso sparano a pallettoni contro gli uomini delle forze dell'ordine. La frase grave cui si riferisce è quella pronunciata da un suo agente durante lo sgombro a Roma di P.za Curtatone, la famosa «se ci tirano qualcosa spezzategli le braccia» pronunciata da uno degli agenti in azione.
Noi stessi la consideriamo una «frase grave» anche se siamo spinti ad una maggior indulgenza nei confronti del poliziotto considerando il contesto, la difficoltà dell'operazione e che venivano lanciate bombole di gas dalle finestre dei palazzi circostanti. Non è la prima volta che il capo della polizia stronca le gambe a degli agendi sottoposti a processi mediatici, nemmeno un mese fa la sospensione dell'agente della stradale che nel bloccare un profugo che percorreva in bicicletta e contromano l'autostrada in Val di Susa si era lasciato andare a dei commenti ironici sulle risorse della Boldrini. In precedenza avevamo avuto le critiche sulla gestione del G8 di Genova e dei tristi episodi occorsi alla suola Diaz, per non parlare della caccia alle streghe di chi mette «mi piace» su Facebook. Caro Gabrielli, ma non sarebbe più elegante se Lei difendesse i suoi uomini sui giornali invece di aggiungersi al coro di chi li critica, poi, quando davvero hanno sbagliato, attivi indagini interne e punisca i responsabili, ma in silenzio stampa. Così facendo rischia di dare la sgradevole sensazione di inseguire la legittimazione di quelle parti della politica più ostili al corpo che rappresenta. Non cerchi il consenso di chi non vi ama, cerchi il consenso tra i suoi uomini