17 gennaio 2022
Aggiornato 01:30
Covid-19

Locatelli: «Variante Omicron meno grave, ma va fermata. Non faremo come Londra»

Lo afferma il coordinatore del Comitato tecnico scientifico e primario del Bambin Gesù Franco Locateli in un'intervista a Repubblica: «I dati inglesi ci dicono che il rischio di finire in ospedale è un terzo rispetto a Delta»

Franco Locatelli
Franco Locatelli ANSA

«I dati inglesi ci dicono che il rischio di finire in ospedale è un terzo rispetto a Delta. Per quanto riguarda la mortalità è ancora presto, non abbiamo dati sufficienti, ma ci aspettiamo una riduzione simile. Alcuni studi dimostrano che la capacità di replicazione è maggiore nell'albero respiratorio superiore (da qui la contagiosità), ma minore nei polmoni, dove si producono i danni più gravi. La terza buona notizia è che l'immunità mediata dai linfociti T - importante per proteggere chi è infettato dalla malattia grave - si conserva bene per parecchi mesi». Lo afferma il coordinatore del Comitato tecnico scientifico e primario del Bambin Gesù Franco Locateli in un'intervista a Repubblica.

«Anche in Italia i ricoveri crescono meno dei contagi, grazie in buona parte alla vaccinazione. Dalla Gran Bretagna arriva un dato ulteriore, quello dell'efficacia della terza dose: 88% nel prevenire il ricovero», sottolinea Locatelli, che però non si sbilancia sull'andamento della pandemia nel 2022. «Servirebbe la sfera di cristallo».

«Siamo in una fase di crescita pressoché esponenziale dei contagi», precisa. «L'incidenza settimanale per 100mila abitanti è più che raddoppiata in 7 giorni, passando da 350 a 783. Se è vero che il 20 dicembre l'Istituto Superiore di Sanità stimava Omicron al 21%, oggi siamo su valori superiori sia per la maggiore contagiosità che per l'incubazione più breve», aggiunge Locatelli.

Il presidente Macron ha preannunciato ai francesi settimane difficili. Per il ministro della Salute inglese invece dobbiamo convivere col virus e non servono altre misure. «Non sposerei assolutamente l'idea di lasciar correre il virus», commenta Locatelli. «Anche se i dati dei ricercatori inglesi mostrano che con Omicron i ricoveri sono ridotti a un terzo, un aumento marcato dei contagi avrebbe un impatto pesante sul sistema sanitario. Anche con sintomi meno severi un'ondata incontrollata porterebbe a una crescita di ricoveri e vittime. In Italia 1,3 milioni di persone sopra ai 60 anni non sono vaccinate. È un gruppo di connazionali che oggi rischia molto».

Servirebbe l'obbligo? «È una scelta che spetta alla politica perché non ha valenze solo sanitarie, ma anche etiche e sociali. Sono sempre stato un fautore del vaccino facoltativo. Ora però da tecnico della sanità dico che le condizioni sono mature per l'obbligo per rispondere alle esigenze di salute dei pazienti con Covid o con malattie diverse», insiste.

Quanto alla riduzione dell'isolamento, Locatelli commenta: «I dati inglesi su Omicron dicono che a 7 giorni dalla diagnosi il 5-10% degli infettati conserva una capacità di contagiare. Se l'isolamento viene ridotto da 10 a 7 giorni, di cui gli ultimi 3 senza sintomi, più un tampone negativo, non corriamo grandi rischi e permettiamo a molte persone di rimettersi al lavoro, inclusi i sanitari».