17 giugno 2021
Aggiornato 02:00
Veglia Pasquale

«Le lacrime saranno asciugate, le paure vinte dalla speranza»

Lo ha detto Papa Francesco, durante l'omelia in occasione della Veglia Pasquale, invitando i fedeli ad accogliere l'invito del Vangelo: «Andiamo in Galilea dove il Signore Risorto ci precede»

Papa Francesco durante la veglia pasquale
Papa Francesco durante la veglia pasquale ANSA

«Fratello, sorella, se in questa notte porti nel cuore un'ora buia, un giorno che non è ancora spuntato, una luce sepolta, un sogno infranto, apri il cuore con stupore all'annuncio della Pasqua: 'Non avere paura, è risorto! Ti attende in Galilea'. Le tue attese non resteranno incompiute, le tue lacrime saranno asciugate, le tue paure saranno vinte dalla speranza. Perché il Signore ti precede, cammina davanti a te. E, con Lui, la vita ricomincia». Lo ha detto Papa Francesco, durante l'omelia in occasione della Veglia Pasquale, invitando i fedeli ad accogliere l'invito del Vangelo, l'invito di Pasqua: «andiamo in Galilea dove il Signore Risorto ci precede».

«Gesù ci ama senza confini»

Andare in Galilea significa recarsi «oltre i confini»: la Galilea è il «luogo della vita quotidiana, sono le strade che percorriamo ogni giorno, sono gli angoli delle nostre città in cui il Signore ci precede e si rende presente, proprio nella vita di chi ci passa accanto e condivide con noi il tempo, la casa, il lavoro, le fatiche e le speranze. In Galilea impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli, nell'entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini. Ci stupiremo di come la grandezza di Dio si svela nella piccolezza, di come la sua bellezza splende nei semplici e nei poveri», ha spiegato il Pontefice.

«Ecco, allora, il terzo annuncio di Pasqua: Gesù, il Risorto, ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita». Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto ogni giorno, per riscoprire la grazia della quotidianità. Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee, nella vita di tutti i giorni. Con Lui, la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte, il Risorto vive e conduce la storia», ha ricordato il Santo Padre.

«Dio è vivo, non può essere un ricordo d'infanzia»

Andare in Galilea, dove il Signore Risorto ci precede, significa «ricominciare», ma anche «percorrere vie nuove». «È muoversi nella direzione contraria al sepolcro. Le donne cercano Gesù alla tomba, vanno cioè a fare memoria di ciò che hanno vissuto con Lui e che ora è perduto per sempre. Vanno a rimestare la loro tristezza. È l'immagine di una fede che è diventata commemorazione di un fatto bello ma finito, solo da ricordare».

«Tanti vivono la 'fede dei ricordi', come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto tanto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo», ha spiegato il Santo Padre. «Una fede fatta di abitudini, di cose del passato, di bei ricordi dell'infanzia, che non mi tocca più, non mi interpella più. Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada. Deve ravvivare ogni giorno l'inizio del cammino, lo stupore del primo incontro. E poi affidarsi, senza la presunzione di sapere già tutto, ma con l'umiltà di chi si lascia sorprendere dalle vie di Dio. Andiamo in Galilea a scoprire che Dio non può essere sistemato tra i ricordi dell'infanzia ma è vivo, sorprende sempre. Risorto, non finisce mai di stupirci», ha sottolineato Papa Francesco.

«Ecco il secondo annuncio di Pasqua: la fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al 'già visto'. Anche se tutto ti sembra perduto, apriti con stupore alla sua novità: ti sorprenderà», ha insistito il Pontefice.

«E' possibile ricominciare sempre, non perdere la speranza»

«Ecco il primo annuncio di Pasqua che vorrei consegnarvi: è possibile ricominciare sempre, perché c'è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti». Nel corso della cerimonia è stata omessa la preparazione del Cero pasquale e non hanno luogo i battesimi, ma la sola Rinnovazione delle promesse battesimali, preceduta dalla benedizione dell'acqua lustrale.

«Anche dalle macerie del nostro cuore Dio può costruire un'opera d'arte, anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità Dio prepara una storia nuova. Egli ci precede sempre: nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce», ha detto il Pontefice. «E in questi mesi bui di pandemia sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza», ha aggiunto il Santo Padre.