27 settembre 2020
Aggiornato 11:30
Coronavirus

Virus e discoteche, Andrea Crisanti «esalta» il Governo: Lo stop un atto coraggioso e coerente

Il responsabile dell'unità di microbiologia dell'Università di Padova: «Discoteche sono luogo dove si favorisce la diffusione del virus. Il virus è più o meno lo stesso di due tre mesi fa»

DJ in discoteca
DJ in discoteca ANSA

«La chiusura delle discoteche è un provvedimento coraggioso e coerente che mette fine a una babele di voci di provvedimenti e dà un segnale ai giovani. Penso abbia anche un impatto sulle trasmissioni perché le discoteche sono un luogo di trasmissione del virus» lo ha sottolineato Andrea Crisanti, responsabile dell'unità di microbiologia dell'Università di Padova, su Timeline a Sky TG24. «Le discoteche - ha infatti sottolineato - sono un luogo dove si favorisce la diffusione del virus, si entra in contatto con persone che non si conoscono, e l'attività aumenta la respirazione».

«Se uso le mascherine - ha aggiunto - diminuisce la carica virale, se oltre ad usare le mascherine fa anche caldo e siamo in un clima asciutto le poche goccioline che passano attraverso la mascherina anch'esse vengono danneggiate, perché si disidratano rapidamente e la quantità di virus diminuisce, quindi la carica virale diminuisce anche in base al comportamento che noi abbiamo quindi anche quello influisce sulla carica virale», che invece «non ha nulla a che vedere con la biologia del virus. Il virus è più o meno lo stesso di due tre mesi fa. Il nostro comportamento, l'uso di mascherine ne diminuisce la carica virale e a maggior ragione benedetto il provvedimento di bloccare le discoteche».

Il problema dei trasporti

Riguardo ad un altro punto dolente, in vista anche della fine delle vacanze e della ripresa delle attività lavorative specie dei pendolari, il professor Crisanti ha posto l'accento sul problema dei trasporti: «Il Comitato tecnico scientifico - ha ricordato - aveva previsto un distanziamento di circa due metri, ed era stato suggerito sulla base di alcuni studi, che avevano visto la distanza di caduta delle goccioline di circa due metri. Dopo il dibattito, confronto, con le regioni si è stabilito che la distanza era un metro. Nessuno sa quale è l'impatto della trasmissione a questo punto a un metro, nessuno sa la differenza che fa da mezzo metro a un metro, dopo che è stato ridotto il valore soglia di sicurezza».

«Anche qui - ha concluso - c'è una grande confusione da una parte dettata dall' esigenza di implementare misure di sicurezza dall'altra da compromessi: non ci sono i soldi per aumentare la frequenza di autobus e treni, quindi si fanno delle norme e immediatamente dopo si derogano. Purtroppo non è un segnale che dà fiducia e coerenza».