28 ottobre 2020
Aggiornato 19:00
Corpus Domini

«L'Eucarestia fa la Chiesa, grande dono di Gesù»

L'Angelus del Pontefice: «La comunione al corpo di Cristo è segno efficace di unità, di comunione, di condivisione. Non si può partecipare all'Eucaristia senza impegnarsi in una sincera fraternità vicendevole»

«L'Eucarestia fa la Chiesa, grande dono di Gesù»
«L'Eucarestia fa la Chiesa, grande dono di Gesù» ANSA

«Oggi, in Italia e in altre Nazioni, si celebra la solennità del Corpo e Sangue di Cristo, il Corpus Domini. Nella seconda Lettura della liturgia odierna, San Paolo risveglia la nostra fede in questo mistero di comunione. Egli sottolinea due effetti del calice condiviso e del pane spezzato: l'effetto mistico e l'effetto comunitario», ha detto il Papa durante l'Angelus in piazza San Pietro.

«Dapprima l'Apostolo afferma: 'Il calice della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo?'. Queste parole esprimono l'effetto mistico o spirituale dell'Eucaristia: esso riguarda l'unione con Cristo, che nel pane e nel vino si offre per la salvezza di tutti. Gesù è presente nel sacramento dell'Eucaristia per essere il nostro nutrimento, per essere assimilato e diventare in noi quella forza rinnovatrice che ridona energia e voglia di rimettersi in cammino, dopo ogni sosta o caduta. Ma questo richiede il nostro assenso, la nostra disponibilità a lasciar trasformare noi stessi, il nostro modo di pensare e di agire; altrimenti le celebrazioni eucaristiche a cui partecipiamo si riducono a dei riti vuoti e formali e tante volte qualcuno va a messa perché ci si deve andare, come un atto sociale, rispettoso, ma il mistero è un'altra cosa, è Gesù presente che viene per nutrirci».

«Rimanete nel mio amore»

«Il secondo effetto - ha proseguito il Pontefice - è quello comunitario ed è espresso da San Paolo con queste parole: 'Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo'. Si tratta della comunione reciproca di quanti partecipano all'Eucaristia, al punto da diventare tra loro un corpo solo, come unico è il pane che si spezza e si distribuisce. Siamo comunità nutriti dal Corpo e Sangue di Cristo. La comunione al corpo di Cristo è segno efficace di unità, di comunione, di condivisione. Non si può partecipare all'Eucaristia senza impegnarsi in una sincera fraternità vicendevole. Ma il Signore sa bene che le nostre sole forze umane non bastano per questo. Anzi, sa che tra i suoi discepoli ci sarà sempre la tentazione della rivalità, dell'invidia, del pregiudizio, della divisione... tutti conosciamo queste cose. Anche per questo ci ha lasciato il Sacramento della sua presenza reale, concreta e permanente, così che, rimanendo uniti a Lui, noi possiamo ricevere sempre il dono dell'amore fraterno. 'Rimanete nel mio amore', ha detto Gesù ed è possibile grazie all'Eucaristia rimanere nell'amicizia nell'amore».

«Questo duplice frutto dell'Eucaristia: l'unione con Cristo e la comunione tra quanti si nutrono di Lui, genera e rinnova continuamente la comunità cristiana e la Chiesa fa l'Eucaristia, ma è più fondamentale che l'Eucaristia fa la Chiesa, e le permette di essere la sua missione, prima ancora che di compierla. Ricevere Gesù perché ci trasformi da dentro, perché faccia di noi l'unità e non la divisione. La Vergine Santa ci aiuti ad accogliere sempre con stupore e gratitudine il grande dono che Gesù ci ha fatto lasciandoci il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue», ha concluso.