23 luglio 2019
Aggiornato 05:30
Vaticano

Mistero Emanuela Orlandi, l'apertura delle tombe del Cimitero Teutonico dirà la verità?

L'iniziativa vaticana accoglie una richiesta denuncia dalla famiglia Orlandi che nei mesi scorsi ha segnalato il possibile occultamento del suo cadavere nel piccolo Cimitero ubicato all'interno del territorio dello Stato Vaticano.

Mistero Emanuela Orlandi, l'apertura delle tombe del Cimitero Teutonico dirà la verità
Mistero Emanuela Orlandi, l'apertura delle tombe del Cimitero Teutonico dirà la verità ANSA

CITTÀ DEL VATICANO - Mancano ormai poche ore all'inizio delle operazioni, domani in mattinata, per l'apertura delle due tombe del Cimitero Teutonico dentro le mura vaticane per verificare - secondo quanto disposto dal Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano - se vi siano contenuti i resti di Emanuela Orlandi. L'iniziativa vaticana accoglie una richiesta denuncia dalla famiglia Orlandi che nei mesi scorsi ha segnalato il possibile occultamento del suo cadavere nel piccolo Cimitero ubicato all'interno del territorio dello Stato Vaticano.

Le operazioni si svolgono alla presenza dei legali delle parti (oltre che dei familiari di Emanuela Orlandi e dei parenti delle persone seppellite nelle tombe interessate), con l'ausilio tecnico del prof. Giovanni Arcudi, del Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, e di personale della Gendarmeria. Saranno aperte la cosiddetta «Tomba dell'Angelo» in cui è sepolta la principessa Sophie von Hohenlohe, morta nel 1836, e quella attigua in cui è sepolta la principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo, morta nel 1840. Il supporto all'autorità giudiziaria sarà garantito da personale qualificato del Centro Operativo di Sicurezza della Gendarmeria vaticana.

La decisione, aveva spiegato il portavoce vaticano, Alessandro Gisotti, «giunge dopo una fase di indagini nel corso della quale l'Ufficio del Promotore - con l'ausilio del Corpo della Gendarmeria - ha svolto approfondimenti tesi a ricostruire le principali tappe giudiziarie di questo lungo doloroso e complesso caso. Va ricordato che per ragioni di carattere giuridico l'autorità inquirente vaticana non ha giurisdizione per svolgere indagini sulla scomparsa, avvenuta in Italia, di Emanuela Orlandi; indagini che peraltro sono state condotte dagli inquirenti italiani - sin dalle prime fasi - con scrupolo e rigore professionale. Pertanto, l'iniziativa vaticana riguarda soltanto l'accertamento della eventuale sepoltura del corpo di Emanuela Orlandi nel territorio dello Stato vaticano».

«Da questa prima analisi delle ossa possiamo proporre sicuramente una datazione, certamente approssimativa, ma per i periodi che a noi servono - di 50, 100, 200 anni - la possiamo fare. Possiamo distinguere se è un osso di 10 anni o che è stato lì 50 anni o 150 anni. Possiamo fare già la diagnosi di sesso, se le strutture ossee risulteranno tutte ben conservate. Potremmo anche arrivare, dopo questo primo esame, ad escludere l'ipotesi che i resti scheletrici appartengano a persone diverse rispetto a quelle due che sono state sepolte lì», spiega Arcudi, uno dei maggiori esperti di antropologia forense, professore di Medicina legale all'Università Tor Vergata, in una intervista a Vatican News.

«Siamo impegnati nell'apertura di due tombe nelle quali presumiamo di trovare resti già allo stato scheletrico. Se sarà così, come possiamo presumere, io andrò ad applicare i protocolli internazionali che si utilizzano per l'identificazione di resti scheletrici per la loro classificazione e per la loro datazione e per tutte le altre diagnosi che si possono fare in antropologia forense, per stabilire età, sesso, statura e quant'altro», spiega ancora il professore. «In questa fase stiamo parlando di un'indagine di antropologia forense, che appunto ha la finalità di raggiungere delle diagnosi attraverso l'esame morfologico delle ossa. Prendiamo osso per osso e vediamo quali sono le sue caratteristiche e in base a questo definiamo tutte le diagnosi di cui ho appena parlato. Abbiamo predisposto, come si fa per questi casi, un ordine protocollare, che potrà subire modifiche in base a ciò che andremo a riscontrare dopo l'apertura delle tombe, nel caso ci trovassimo di fronte a repertazioni diverse da quelle che ci aspettiamo».

Quanto ai tempi, «non posso prevedere ora quali saranno i tempi di esecuzione perché dipende, appunto, dallo stato, dalla qualità e dalla quantità dei resti che troveremo. Dalla possibilità di dire subito se si tratta di uno scheletro intero o meno, e così via», afferma Arcudi. «Sono tutte difficoltà che non sono al momento prevedibili esattamente con riferimento ai tempi di attuazione. I tempi di attuazione standard possono essere tre, quattro, cinque ore trattandosi di due tombe. Però questi tempi possono subire - e per esperienza mia dico che talvolta - spesso - subiscono degli ampliamenti dovuti appunto a quello che ci si prospetta di volta in volta, magari di inaspettato: qualche difficoltà di identificazione morfologica, difficoltà legate, ad esempio, all'usura delle ossa. Ricordiamoci che stiamo parlando di ossa - è un'ipotesi, ovviamente - di oltre 150 anni. E' evidente che a seconda dello stato in cui sono state conservate possono aver subito un deterioramento pari a zero oppure importante. Molto dipende dalle condizioni ambientali, dal microclima in cui si trovano, dall'umidità, dalla presenza di infiltrazioni, da possibili azioni di microfauna. Lo stato di conservazione delle ossa è ciò che determinerà il tempo necessario. Ovviamente, non è prevedibile prima di aprire le tombe». Ma «e' ovvio che se, per esempio, si trovassero ossa appartenenti a individui diversi nella stessa tomba, i tempi dell'operazione di allungherebbero. Potrebbe essere di aiuto l'identificazione odontostomatologica, lo stato dei denti, dai quali si può risalire all'età come pure se, faccio un'ipotesi, una lavorazione del dentista risale all'Ottocento o invece è più recente», afferma ancora il medico legale.

Poi arriverà l'analisi del Dna: «A prescindere dall'esame morfologico delle ossa, l'esame del DNA verrà fatto in ogni caso per raggiungere delle certezze e per escludere in maniera definitiva e categorica che nelle due tombe ci sia qualche reperto attribuibile alla povera Emanuela». E in questo caso, «l'esame del DNA non è di mia competenza, io mi occuperò di prelevare i campioni. I tempi di estrazione del DNA variano notevolmente - in qualsiasi laboratorio del mondo avvengano - a seconda dello stato di conservazione dei resti scheletrici. Possono variare, possono essere necessari 20 giorni, 30 giorni, e possono essere anche 60 perché talvolta bisogna ripetere l'esame. Tenendo presente che per l'identificazione noi abbiamo bisogno dell'estrazione del DNA 'nucleare', che subisce delle degenerazioni, delle variazioni importanti a seguito degli eventi atmosferici. Il DNA mitocondriale possiamo estrarlo più facilmente, ma quello non ci consente di fare analisi di comparazione o di fare il profilo genetico».

(con fonte Askanews)