21 maggio 2019
Aggiornato 06:00
Vaticano

Papa Francesco: «Spesso a ostruire la speranza è la pietra della sfiducia»

Il Pontefice alla Veglia pasquale: «Dio rimuove le pietre più dure contro cui vanno a schiantarsi speranze e aspettative». No a «psicologia del sepolcro»

Papa Francesco
Papa Francesco ( ANSA )

CITTÀ DEL VATICANO - «Spesso a ostruire la speranza è la pietra della sfiducia». Lo ha detto papa Francesco che questa sera presiede, nella Basilica Vaticana, la solenne Veglia Pasquale nella Notte Santa. Parlando nel corso dell'omelia dopo il Vangelo, Bergoglio ha esortato i fedeli a scuotersi: «Quando si fa spazio l'idea che tutto va male e che al peggio non c'è mai fine - ha detto - rassegnati arriviamo a credere che la morte sia più forte della vita e diventiamo cinici e beffardi, portatori di malsano scoraggiamento. Pietra su pietra costruiamo dentro di noi un monumento all'insoddisfazione, il sepolcro della speranza. Lamentandoci della vita, rendiamo la vita dipendente dalle lamentele e spiritualmente malata. Si insinua così una specie di psicologia del sepolcro: ogni cosa finisce lì, senza speranza di uscirne viva». Ma «il Signore non abita nella rassegnazione. È risorto, non è lì; non cercarlo dove non lo troverai mai: non è Dio dei morti, ma dei viventi. Non seppellire la speranza!», ha esortato il pontefice.

«Così pure nella storia della Chiesa e nella storia di ciascuno di noi: sembra che i passi compiuti non giungano mai alla meta. Può così insinuarsi l'idea che la frustrazione della speranza sia la legge oscura della vita. Oggi, però, scopriamo che il nostro cammino non è vano, che non sbatte davanti a una pietra tombale. Una frase scuote le donne e cambia la storia: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?»; perché pensate che sia tutto inutile, che nessuno possa rimuovere le vostre pietre? Perché cedete alla rassegnazione e al fallimento? Pasqua è la festa della rimozione delle pietre. Dio rimuove le pietre più dure, contro cui vanno a schiantarsi speranze e aspettative: la morte, il peccato, la paura, la mondanità». «Gesù risorto. Noi come Chiesa siamo fondati su di Lui e, anche quando ci perdiamo d'animo, quando siamo tentati di giudicare tutto sulla base dei nostri insuccessi, Egli viene a fare nuove le cose, a ribaltare le nostre delusioni», ha detto il papa.

«Dio - ha detto ancora il pontefice - ci chiede di guardare la vita come la guarda Lui, che vede sempre in ciascuno di noi un nucleo insopprimibile di bellezza. Nel peccato, vede figli da rialzare; nella morte, fratelli da risuscitare; nella desolazione, cuori da consolare. Non temere, dunque: il Signore ama questa tua vita, anche quando hai paura di guardarla e prenderla in mano. A Pasqua ti mostra quanto la ama: al punto da attraversarla tutta, da provare l'angoscia, l'abbandono, la morte e gli inferi per uscirne vittorioso e dirti: «Non sei solo, confida in me!"».

E ha sottolineato: «Gesù è specialista nel trasformare le nostre morti in vita, i nostri lamenti in danza: con Lui possiamo compiere anche noi la Pasqua, cioè il passaggio: passaggio dalla chiusura alla comunione, dalla desolazione alla consolazione, dalla paura alla fiducia. Non rimaniamo a guardare per terra impauriti, guardiamo a Gesù risorto: il suo sguardo ci infonde speranza, perché ci dice che siamo sempre amati e che nonostante tutto quello che possiamo combinare il suo amore non cambia. Questa è la certezza non negoziabile della vita: il suo amore non cambia».