18 giugno 2019
Aggiornato 03:30
Mafie

'Ndrangheta, confiscati beni per 40 milioni alla cosca Grande Aracri

Tra Emilia-Romagna, Calabria, Veneto e Liguria. Le indagini sono partite da un episodio di usura ai danni di un imprenditore cremonese da parte di un usuraio piacentino

'Ndrangheta, confiscati beni per 40 milioni alla cosca Grande Aracri
'Ndrangheta, confiscati beni per 40 milioni alla cosca Grande Aracri ( ANSA )

ROMA - I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona, coadiuvati dalle fiamme gialle del Comando Provinciale di Crotone hanno confiscato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di 40 milioni di euro appartenenti ad esponenti della cosca della 'ndrangheta riconducibile al boss Nicolino Grande Aracri.

Confiscati 253 immobili

Nell'operazione i finanzieri di Cremona hanno confiscato 253 immobili industriali, commerciali e di civile abitazione tra le provincie di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova, La Spezia e Crotone); 19 società tra le provincie di Parma, Reggio Emilia, Mantova, Verona e Crotone; 50 automezzi, compreso un intero parco di autoarticolati di una società di autotrasporti del reggiano. Parte degli immobili e delle autovetture sono stati posti a disposizione delle forze di polizia, mentre gli autoarticolati sono stati consegnati al Corpo dei Vigili del Fuoco per le proprie attività istituzionali.

Le attività, condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Cremona e coordinate della Dda di Bologna, hanno consentito alla Corte d'Appello del capoluogo emiliano di giungere alla definitiva condanna di esponenti di spicco della cosca stanziatasi nelle aree a cavallo di Lombardia ed Emilia.

Analisi dei flussi finanziari

Le indagini sono partite da un episodio di usura ai danni di un imprenditore cremonese da parte di un usuraio piacentino. Gli approfondimenti e l'analisi dei flussi finanziari - poi confluiti nell'operazione «Aemilia» - hanno consentito di portare alla luce ulteriori episodi delittuosi commessi ai danni di imprenditori emiliani. In un caso è stato addirittura accertato un prestito sul quale è stato applicato un interesse del 200%: a fronte di 700.000 euro la vittima è stata costretta e restituirne oltre un milione. Tutto ciò è stato possibile grazie allo strumentale utilizzo di società fasulle i cui bilanci apparivano perfettamente regolari grazie alla complicità di professionisti conniventi: oltre 20 milioni le fatture false scoperte.

Gli illeciti proventi sono stati quindi riciclati attraverso vari investimenti: in complessi immobiliari, in strutture turistico-alberghiere, in società agricole, in società edili ed immobiliari, in imprese di trasporti e logistica. Le indagini economico-finanziarie condotte dalla Guardia di Finanza hanno consentito di colpire il gruppo criminale nel cuore dei propri interessi economici, patrimoniali e imprenditoriali, consentendo di restituire alla collettività i beni accumulati per finalità sociali.