23 luglio 2019
Aggiornato 19:00
Vaticano

Strage Migranti, il Papa: «I 170 ragazzi morti nel Mediterraneo cercavano solo un futuro»

Così ha detto Papa Francesco dopo l'Angelus domenicale spiegando di aver «due dolori nel cuore: l'attacco terroristico in Colombia e il Mediterraneo»

Papa Francesco
Papa Francesco ANSA

ROMA - «Due dolori sono nel mio cuore. Uno è per l'attacco terroristico in Colombia e l'altro per il nuovo naufragio nel Mediterraneo». Così ha detto Papa Francesco dopo la recita dell'Angelus a piazza San Pietro. I migranti che hanno perso la vita - ha continuato il Pontefice - «cercavano un futuro» e sono quasi certamente «vittime dei trafficanti di uomini». Il Santo Padre ha poi invitato a recitare l'Ave Maria per «quanto è successo».

Già nell'ottobre scorso il Papa era intervenuto sul caso dei migranti. «L'Europa guardi al Mediterraneo, che è oggi il più grande cimitero», aveva detto intervenendo al dialogo tra giovani a anziani nell'ambito del Sinodo. Per Francesco purtroppo queste vittime ci dimostrano che la storia può ripetersi con il suo carico di violenza e morte. «È importante - aveva chiarito - che i giovani conoscano il tesoro negativo delle due guerre mondiali, conoscano quello che è successo qui in Europa. Serve per creare le coscienze».

«Penso alle 170 vittime, naufraghi nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo». Così ha detto Papa Francesco dopo l'Angelus domenicale e spiegando di aver «due dolori nel cuore: la Colombia e il Mediterraneo».

Dio con Gesù ha sposato l'umanità

«Non è casuale che all'inizio della vita pubblica di Gesù si collochi una cerimonia nuziale, perché in Lui Dio ha sposato l'umanità: è questa la buona notizia, anche se coloro che l'hanno invitato non sanno ancora che alla loro tavola è seduto il Figlio di Dio e che il vero sposo è Lui». Così ha detto Papa Francesco all'Angelus domenicale da piazza San Pietro.

Il Pontefice ha ricordato come il primo dei «segni prodigiosi» proposti dal Vangelo «si compie nel villaggio di Cana, in Galilea, durante la festa di un matrimonio». E poi «tutto il mistero del segno di Cana si fonda sulla presenza di questo sposo divino che comincia a rivelarsi. Gesù si manifesta come lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci svela la profondità della relazione che ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore».