17 dicembre 2018
Aggiornato 11:33

Io NOTAVo: in piazza a Torino contro la TAV per dire moltissimi sì

Il corteo partirà alle 14 e arriverà nella stessa piazza dei Sì Tav capeggiati dalle sette madamine in arancione lo scorso 10 novembre

Maifestazione No Tav del 28 luglio 2018
Maifestazione No Tav del 28 luglio 2018 (Alessandro Di Marco | ANSA)

TORINO - NOTAVo che la stampa dribbla con una certa furbizia la grande manifestazione NOTAV che invaderà Torino sabato 8 dicembre. NOTAVo che c'è davvero troppa disinformazione a riguardo: semplicistica, aprioristica, delirante presa di posizione rispetto a un'opera scellerata che invece richiede approfondimento e mente sgombra da pregiudizi per essere capita fino in fondo. NOTAVo che a Torino i servizi scarseggiano sempre di più: scuole, ospedali, strade, infrastrutture. Proprio quelle stesse infrastrutture che i difensori della TAV evocano come un mantra. Ma è un mantra d'attesa, per qualcosa che tanto non sarà mai, a differenza di quanto Confindustria, fondazioni bancarie, grandi imprenditori grandiosamente uniti nel Sistema Torino hanno cercato di propinarci per anni. NOTAVo: mi verrebbe quasi da istituzionalizzarlo come verbo, voce del verbo NOTAVare, nuova rappresentazione plastica di un movimento attento, preparato, cui non sfugge nulla, che non è disposto a scendere a compressi e da trent'anni combatte per una ragione molto semplice: difendere la propria terra dai predatori del nuovo secolo, che in quella terra ci infilano le mani spacciando pillole di sviluppo, dove non ce n'è e non ce ne sarà mai per noi comuni mortali.

Alle 14 in piazza anche i gilet gialli
Domani il corteo partirà alle 14 da piazza Statuto, per dirigersi verso piazza Castello, la stessa riempita dai Sì Tav capeggiati dalle sette frizzantissime ingenue madamine in arancione lo scorso 10 novembre: qualcuno dei NOTAV auspica così tante persone da spingersi fino a piazza Vittorio persino. Ci sarà anche una mini delegazione di «gilet gialli» dalla Francia. «Non sono facinorosi, ma una decina di amministratori locali di alcuni paesi francesi della Murienne che aderiscono al movimento dei gilet gialli e che sono preoccupati per il futuro delle loro valli, coinvolte dal cantiere per la Torino-Lione», spiega Alberto Perino, leader storico del movimento NOTAV. «La manifestazione del 10 novembre ci ha fatto un gran favore, perché ha riportato sotto i riflettori i temi della Torino-Lione in un momento in cui non se ne parlava più»

Un altro 8 dicembre
Non è una gara a chi riempie di più la piazza, assicurano i NOTAV. «Non sarà una manifestazione di pura risposta all'altra piazza. Vogliamo dimostrare che Torino non è solo quella piazza del 10 novembre. Per questo porteremo persone, ragioni e numeri e sarà una manifestazione civile e aperta alla cittadinanza», dice un altro dei volti del movimento, Lele Rizzo. L'8 dicembre è una data simbolo per i NOTAV, almeno dal 2005, dai fatti di Venaus. «Oggi il tracciato della Torino-Lione non passa più da lì. Quella manifestazione cambiò il corso della storia», spiega Rizzo. «Non siamo i montagnini con la capretta né i fricchettoni che vogliono la decrescita. Abbiamo una nostra idea di futuro». Gli fa eco la consigliera piemontese M5S, Francesca Frediani, da sempre a fianco delle battaglie contro l'alta velocità: «Lo sviluppo e la mobilità dei giovani non dipende dal Tav, che è solo un buco in una montagna. Il futuro dei giovani è a rischio se si investe in opere che non servono. Chi dice che il tunnel del Frejus non è sicuro vada di corsa a segnalarlo alla Procura, altrimenti è solo un lanciare frasi ad effetto», attacca.

Quale idea di Stato, e di futuro
Da decenni l'Italia spende denaro pubblico per qualcosa che non serve. Effetti collaterali di questi tempi consumistici e bulimici che ci fanno ingoiare tutto. La progettualità politica dei governi che si sono succeduti in questi anni vorrebbe spacciare la TAV come un'apertura transfrontaliera, ponte di collegamento per i commerci europei e «i popoli e le culture». Alcuni italiani emigrati in Francia hanno scritto in una lettera il loro pensiero. Raccontano di aver «strabuzzato» gli occhi vendendo che si prova a far passare la TAV come un'apertura verso l'Europa, addirittura qualcosa che dovrebbe garantire un futuro ai tanti giovani costretti giocoforza a lasciare l'Italia per mancanza di prospettive nel nostro Paese. «Sappiamo - scrivono -, come persone che dall'Italia se ne sono andate a causa delle inesistenti prospettive lavorative e di vita che ci erano offerte, che tale discorso non è altro che vuota propaganda». Sono studenti e lavoratori che hanno fatto la scelta, spesso obbligata, di andare a vivere in Francia, anche come conseguenza delle scelte di indifferenza delle istituzioni nei confronti dei loro bisogni in termini di sicurezza sociale, lavoro e welfare. «Siamo partiti proprio perché lo stato italiano preferisce spendere denaro pubblico per le merci e i profitti di pochi (immaginari più che potenziali) piuttosto che per le scuole, le università, o un welfare che garantisca un minimo di sicurezza verso il futuro. Il movimento NOTAV non lotta contro un treno, ma contro un sistema di sfruttamento dei territori e delle persone a beneficio dei soliti pochi. È proprio questo sistema che sta negando un futuro».

Dire no alla Tav per dire molti sì
Dire no alla Tav significa dire moltissimi sì: sì alle infrastrutture davvero utili, e urgenti, per i nostri territori. Sì alla salvaguardia dell'ambiente. Sì alla protezione della salute dei cittadini. Sì alla difesa dei beni comuni. Sì alla partecipazione attiva. Sì a un limite a un modello di sviluppo che evidentemente non reggerà a lungo. Ma purtroppo la retorica Sì Tav stratificamente diffusa negli anni, anche grazie a giornali compiacenti, ha completamente distorto la realtà. Solo per citare le fake più comuni, qui diciamo solo, per chi ancora non lo sapesse, che si tratta di una linea ferroviaria rivolta alle merci e non ai passeggeri. Che i calcoli fatti all'inizio del progetto risultano, a distanza di anni, assolutamente errati e obsoleti, perché tutto è cambiato, a cominciare dalla tecnologia. Che è un'opera inutile, e dannosa. Per tutti i dati tecnici vi rimandiamo volentieri al sito notav.info, dove trovate tutto. Per questi e molti altri motivi noi, domani, saremo in piazza.