22 agosto 2019
Aggiornato 02:00

Un pezzo del Pd è già in campagna elettorale: «Il governo chiuderà dopo le Europee»

L'ex ministro Carlo Calenda prepara la corsa alle primarie al fianco di Marco Minniti. E punta alle elezioni anticipate in autunno

Matteo Renzi con l'ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda
Matteo Renzi con l'ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ANSA

ROMA - Il governo «chiuderà prima del tempo, penso dopo le Europee». Carlo Calenda, intervenuto a Circo Massimo su Radio Capital, non ha dubbi. E nelle mosse del governo Conte vede una chiara strategia a un ritorno alle urne in chiave "anti-europea». Per l'ex ministro allo Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni «l'Europa era pronta a darci un 2% di deficit. Di Maio e Salvini hanno voluto forzare per uno 0,4% in più, facendo impennare lo spread, costruendo una premessa per una procedura d'infrazione sul debito e usando toni sempre più aggressivi». Da qui la conclusione: «Puntano a tornare alle urne».

L'analisi di Calenda
«L'ha spiegato candidamente Salvini, dicendo che 60 milioni di italiani insorgeranno in caso di multa dall'Europa. È un attore che va in giro a dire quello che i cittadini vogliono sentirsi dire. E sta facendo campagna elettorale. La più costosa della storia d'Italia. Ci costerà una ventina di miliardi. Una completa follia. All'inizio dell'anno prossimo», continua Calenda «l'Italia entrerà vicina alla soglia di recessione, e questo costruirà un meccanismo pericolosissimo. Sarà un quadro di tempesta perfetta».

Nel mirino lo scorporo della rete TIM
Il governo, ad esempio, sta lavorando allo scorporo della rete TIM con movimenti che però Calenda non condivide: «L'abbiamo iniziato noi, prima con la golden power su Tim poi col lavoro fatto con Agcom. La differenza è che quello che stavamo perseguendo noi era a costo zero mentre quello che vuole fare il governo è espropriare la rete a Tim che costerebbe tra i 20 e i 35 miliardi: è una roba folle, ammesso che si possa fare. Si copia e si copia male. Così come l'hanno descritto non lo faranno mai», conclude Calenda, «perché i soldi non ce li hanno. Sono dilettanti allo sbaraglio».

Verso le primarie. L'appoggio a Renzi e l'appello a Renzi e Martina
«Lo appoggerò, è il mio candidato». Carlo Calenda si schiera apertamente con Marco Minniti, sceso in campo per le primarie del PD. A Circo Massimo l'ex ministro dello Sviluppo economico loda il lavoro del suo ex collega di governo: «Ha gestito un'emergenza incredibile, e l'ha fatto con grande capacità. Si è preso un carico di responsabilità significativo». Ma «detto questo», puntualizza Calenda, «né Minniti, né Zingaretti, né Martina faranno la differenza: alla fine andrà costruito un fronte molto più ampio per le Europee, quello che io chiamo fronte repubblicano. Oggi quelli che sono disponibili a votare PD sono relativamente pochi». Per Minniti, se nessuno dei candidati alle primarie dovesse arrivare al 51% «sarebbe uno scacco»: «Sarebbe un grosso problema», riconosce Calenda, che parlando dell'eventuale candidatura del segretario reggente Martina dice «dovrebbe rinunciare, sarebbe meglio». E Renzi? «Sarebbe un'assurdità fare un'altro partito», dice l'ex ministro, «Una scissione sarebbe inspiegabile, ma non credo che farà una cosa del genere: può giocare ancora un ruolo importante in modo trasparente».