20 ottobre 2018
Aggiornato 08:00

Mattarella ricorda i tanti emigrati italiani per dire che "dai migranti arriva energia"

Secondo il presidente della Repubblica tutti devono fare la propria parte per "perseguire l'interesse collettivo del Paese". Sì, ma qual è?
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il ministro dell'Interno Matteo Salvini (ANSA/ QUIRINAL PRESS OFFICE - PAOLO GIANDOTTI)

ROMA - Nel nostro Paese le istituzioni, i soggetti pubblici e privati, le associazioni devono fare la loro parte, svolgere il compito che la comunità ha loro assegnato per "perseguire l'interesse collettivo del Paese». Compreso il delicato tema dell'immigrazione. Sono queste le sollecitazioni arrivate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella da due tribune virtuali, il messaggio inviato al Forum internazionale di Conftrasporto e il videomessaggio inviato in occasione di una trasmissione Rai. Esortazioni che giungono in un momento particolarmente delicato per l'Italia, alla prese da un lato con la definizione della manovra - con la sua base di partenza, il Def, già contestata dall'Unione europea - e con una congiuntura caratterizzata da spinte protezionistiche e incertezze geopolitiche, come amano definirle quelli che difendono lo status quo. E dall'altro il tema dei migranti, con il Paese che nelle ultime ore, fra l'altro, di fronte ad alcune presunte decisioni della Germania nella gestione dei flussi migratori, è tornato a far sentire la sua voce e a scontrarsi con l'Unione europea.

Perseguire l'interesse collettivo. Sì, ma quale?
Mattarella, nel suo messaggio a Conftrasporto, ha ricordato che siamo in "una fase di rallentamento del commercio internazionale, su cui pesano spinte protezionistiche, incertezze geopolitiche e turbolenze su importanti paesi emergenti, caratterizza l'attuale congiuntura». Per il capo dello Stato siamo in "una fase di rallentamento del commercio internazionale, su cui pesano spinte protezionistiche, incertezze geopolitiche e turbolenze su importanti paesi emergenti, caratterizza l'attuale congiuntura». È necessario quindi di fronte a questo quadro, ha sollecitato Mattarella, che "ciascuno faccia fino in fondo la sua parte" nel "definire e perseguire l'interesse collettivo del Paese». Interessante sarebbe, a nostro avviso, definire meglio a questo punto l'idea di interesse collettivo. 

Dai migranti "impronta determinante nei Paesi di approdo"
Una parte che il Paese - anche se Mattarella non lo ha detto esplicitamente - è chiamato a fare anche sul fronte dell'immigrazione. Soprattutto considerando quella che è stata la nostra storia, con molti dei nostri avi "partiti per Paesi stranieri in cerca di fortuna e benessere». L'emigrazione, ha rilevato, spesso dimostra di "saper dare un'impronta determinante nei Paesi di approdo, in termini di idee, di energia, di creatività: dalla politica, all'economia, dalla cultura, all'arte». Il riferimento di Mattarella è evidentemente alle comunità del nostro Paese ma anche al più complessivo fenomeno migratorio che sta attraversando in questi ultimi anni in maniera sempre più drammatica l'intero pianeta. Migrazioni, dal lato italiano, che secondo il capo dello Stato "vanno particolarmente ringraziate per la cura con cui si occupano anche di tenere vive, in ogni parte del mondo, la cultura e la lingua italiana".

Tanta richiesta di Italia nel mondo
Per Mattarella "c'è, nel mondo, una grande richiesta di Italia: si avverte, ovunque, attrazione per l'arte, il paesaggio, la cultura, la fantasia, il cibo, la moda, la lingua, la musica, la letteratura d'Italia». L'immagine che del nostro Paese si ha all'estero è migliore - decisamente migliore - di quella che qui, in Patria - ha rilevato il capo dello Stato - talvolta ci rappresentiamo. "Voi italiani nel mondo, figli di emigrati o all'estero per motivi di lavoro o di studio, rappresentate autenticamente gli avamposti, i punti avanzati dell'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi. In Italia, siamo fieri di voi. Io tengo a esprimervi questo sentimento». Gli italiani nel mondo "sono tanti", ha voluto dire il presidente della Repubblica, rilevando che "in circa cento anni, tra il 1876 e il 1975, sono emigrati dall'Italia quasi 26 milioni di italiani. Si tratta davvero di una nazione fuori dalla nazione. Parliamo dei figli lontani, ai quali dalla madre Patria si guarda con ammirazione e con affetto particolari. Per chi vive in Italia è sempre motivo di orgoglio sapere che le comunità di origine italiana si sono guadagnate, nel tempo, rispetto, stima, considerazione e simpatia per l'impegno dimostrato nel Paese che li ospita, in tanti campi». Per Mattarella questi successi, naturalmente, "non possono far smarrire il ricordo di storie di sofferenza e di privazioni, affrontate con determinazione e con coraggio dai tanti migranti che partirono verso un destino ignoto per porre le basi di una condizione di vita nuova e solida, che non gli era possibile in Patria".