21 ottobre 2018
Aggiornato 15:00

«Lucano si crede un re, ma qui non siamo in una monarchia»: il duro attacco del pm al sindaco pro-migranti

Il procuratore di Locri, Luigi D'Alessio, in un'intervista a Repubblica: «Indagine iniziata con governo precedente. E non sono Torquemada»
Mimmo Lucano con Roberto Saviano
Mimmo Lucano con Roberto Saviano (FACEBOOK / SAVIANO)

REGGIO CALABRIA - Mimmo Lucano? «'Le roi c'est moi'. Ha operato non come sindaco, rappresentando i cittadini nel rispetto delle regole, ma come un monarca, ammettendo di fregarsene di quelle regole che sono una garanzia per tutti. Sarà pure un illuminato, ma non può passare. L'unico Stato nello Stato che c'è in Italia, oltre al Vaticano, è San Marino e non Riace». Il Procuratore di Locri, Luigi D'Alessio, in un'intervista a Repubblica sferra un duro attacco al sindaco Lucano e si difende dalla pioggia di critiche piovute da sinistra: «Non ho mai messo in discussione il modello Riace» e «non sta a me giudicare e non intendo passare per il Torquemada di un progetto che ammiro. Dico solo che quando si elegge a paladino dell'accoglienza un'unica persona, se poi quella persona si rivela non valida, finisce per trascinare con sé tutto il resto».

«La politica non c'entra»
Quindi il pm di Locri risponde a chi ha bollato la sua inchiesta come 'politicizzata': «La politica non c'entra. L'indagine è nata un anno e mezzo fa con il precedente governo. Che sia arrivata a conclusione ora è un caso», afferma il procuratore. «Non abbiamo ricevuto pressioni e non è giustizia a orologeria. Sapevo che saremmo stati oggetto di invettive e strumentalizzazioni ma non potevo esimermi dall'uscire in mare aperto. L'azione penale è obbligatoria, anche per Lucano».

Le accuse nei confronti di Lucano
Quanto all'impianto accusatorio, in buona parte sconfessato dal gip, «abbiamo un'idea fondata che siano stati commessi reati ben più gravi, tra cui la sottrazione di somme che lo Stato aveva erogato per quel progetto, almeno 2 milioni». Quei soldi, secondo il pm, «non sono stati rendicontati, sono spariti. Riteniamo che Lucano li abbia utilizzati per fini personali. Abbiamo riscontri di grosse spese di viaggi e di beni per la compagna di Lucano, incompatibili con il suo stipendio da sindaco. E a volte il tornaconto personale può essere anche politico, d'immagine». Ora «stiamo preparando ricorso al Riesame, ma nelle more andremo avanti con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati. Nessun accanimento, ma ritengo che gli elementi siano sufficienti. E ci terrei a dire un'ultima cosa: vorrei lanciare un messaggio di serenità in questo clima di veleno. La sopravvivenza del modello Riace è una scelta politica. Io auspico che sia portata avanti con gli strumenti della legalità».