19 agosto 2018
Aggiornato 21:00

Ora anche i partiti rumeni attaccano Salvini: «Fomenta razzismo e xenofobia»

Nel mirino dei gruppi per la diaspora dei Socialdemocratici e dei Liberali le parole del ministro dell'Interno: «Bulgaria e Romania importano schiavi»
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini (ANSA/PASQUALE BOVE)

ROMA - Prima le associazioni solidali con i migranti. Poi gli attivisti rom. Ora anche i gruppi per la diaspora dei Socialdemocratici e dei Liberali romeni (Psd e Pnl) hanno messo nel mirino Matteo Salvini: «Non accettiamo quanto detto dal ministro dell'Interno che ha accusato Romania e Bulgaria di 'importare schiavi'». Sotto accusa le parole pronunciate dal vicepremier da Foggia durante l'intervento contro il caporalato. «Cercheremo» le parole di Salvini «di costringere alla legalità dei trasporti: 300 mezzi sono stati sequestrati nell'ultimo periodo, furgoncini con targhe bulgare e senza assicurazione. C'è anche una importazione di schiavi da Paesi comunitari», ha sottolineato il vicepremier annunciando che scriverà «ai colleghi» degli Interni di Romania e Bulgaria perché, «facendo parte della Ue debbono anche controllare mezzi ed uomini». L'obiettivo, ha concluso Salvini, «è una gestione trasparente dei trasporti, direi quasi pubblica del sistema di trasporto, per togliere alla malavita business e controllo"»

La rabbia dei partiti romeni
Per il PSD Diaspora la dichiarazione di Salvini è «inaccettabile» e «qualunque associazione tra i cittadini di uno stato e un fenomeno criminale genera razzismo e xenofobia», per questo il Socialdemocratici romeni raccomandano a Salvini «maggiore attenzione alla diplomazia». Inoltre sia il Psd che il Pnl richiamano il contributo dato dai romeni che vivono e lavorano in Italia: «Oltre un milione» che contribuisce «per l'1,2% del Pil». Lavoratori che non devono «essere trattati come una categoria discriminata o fuori dalla legge». 

L'impegno della Romania contro la tratta
Inoltre le autorità romene «lottano contro la tratta di esseri umani, come parte integrante dei principali strumenti internazionali, collaborando a stretto contatto con le autorità italiane». I Liberali, infine, ricordano a Salvini «che rompere il circolo vizioso della poca sicurezza sul lavoro domestico e nell'agricoltura è in primo luogo dovere e obbligo dell'Italia» per «allinearsi ai principi fondamentali del diritto del lavoro in Europa».