19 agosto 2018
Aggiornato 10:00

I risultati di Salvini sull'immigrazione: «75 mila sbarchi in meno»

In un lungo colloquio con il Foglio, il ministro dell'Interno spiega le linee guida della sua politica, dalla Rai a Schengen: «Gli accordi internazionali vanno rivisti»
Un momento dell'intervento di Matteo Salvini in occasione della festa della Lega Nord
Un momento dell'intervento di Matteo Salvini in occasione della festa della Lega Nord (ANSA)

ROMA«Siamo a circa 75 mila arrivi in meno rispetto allo scorso anno ma la strada è ancora lunga». Così il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in un'intervista a Il Foglio, sottolineando che l'obiettivo di immigrazione zero «è impossibile. Io voglio un'immigrazione selezionata, qualificata, controllata, sul modello australiano. Affinché l'immigrazione porti valore aggiunto, devi agire drasticamente. Devi chiudere, o limitare al massimo, i canali di arrivo irregolari. Respingere non è tabù. L'obiettivo è far depositare la richiesta d'arrivo nel paese di provenienza: non devono proprio arrivare qui da noi né su gommoni, barconi, canotti o canoe. Ovviamente l'Australia è avvantaggiata dall'essere un'isola abbastanza lontana», spiega il vicepremier.

Euro non irreversibile
Il quotidiano diretto da Claudio Cerasa incalza il leader della Lega anche sulla politica monetaria: «In questo momento c'è l'euro, e io ragiono con la moneta che c'è. Ma fortunatamente in questo mondo, tranne la morte, tutto è reversibile». Anche l'area Schengen, secondo il titolare del Viminale, sarebbe «reversibile» poiché «i trattati, le costituzioni, gli accordi internazionali sono scritti per essere rivisti». Incalzato sull'impegno italiano a rispettare i vincoli di Maastricht a partire dal rapporto deficit/Pil al 3 per cento, il ministro dichiara: «Se lei mi chiede se vengono prima i parametri o la crescita del paese, io le rispondo: la crescita. Guardi che gli altri paesi, dalla Francia alla Germania alla Spagna, li hanno già ampiamente superati. Di deficit, surplus e via discorrendo se ne sono serenamente fregati». Sull'aumento dello spread di cento punti in due mesi, il ministro minimizza: «C'è sfiducia, ci sta. Il cambiamento genera dubbi». «Mi piacerebbe che si tenesse anche in Italia un incontro Trump-Putin, com'è avvenuto a Helsinki. Facciamo parte dell'Alleanza atlantica e siamo chiaramente schierati con le potenze occidentali. Nel 2018 bisogna calcolare se ci sono alleanze offensive o difensive, chi sono i nemici. Io penso che oggi il nemico non sia la Russia ma l'estremismo islamico, il fanatismo, perciò schierare carri armati e uomini ai confini con la Russia mi sembra poco produttivo», aggiunge.

O canone o pubblicità
Nel lungo colloquio, Salvini entra ovviamente anche sul tema caldo della Rai: «Non puoi campare sia di denaro pubblico che di denaro privato, anche perché spesso la Rai fa concorrenza sleale al ribasso a tutte le altre emittenti private svendendo spazi pubblicitari. Fossi un consigliere di amministrazione, mi porrei l'obiettivo di scegliere: o canone o pubblicità, tutt'e due no. In prospettiva si dovrà mettere mano comunque a un'ulteriore riduzione del canone sul modello di alcune tv straniere». A proposito di Marcello Foa, indicato come presidente della Rai dal Cda di viale Mazzini, ma che non ha ottenuto i voti della Commissione di vigilanza: «Foa è cresciuto a pane e Montanelli, invito tutti ad approfondire la sua storia personale di uomo libero, anticonformista, schietto. È l'amministratore delegato del Corriere del Ticino. Va bene tutto ma che i russi siano arrivati a conquistare Lugano mi pare fantasioso».