18 novembre 2018
Aggiornato 17:00

Militare morto in caserma a Pisa, dopo 19 anni arrestato l'ex caporale

Il sospetto degli inquirenti: «Vittima di 'nonnismo'». L'uomo indagato per la sua morte stava partendo per gli Stati Uniti. Ora è agli arresti domiciliari
Un'immagine d'archivio del militare di leva siracusano Emanuele Scieri
Un'immagine d'archivio del militare di leva siracusano Emanuele Scieri (SALVATORE RAGONESE/ANSA)

ROMA - Aveva in programma un viaggio negli Stati Uniti, Alessandro Panella ex caporale dell'esercito, finito ai domiciliari in relazione alla morte di Emanuele Scieri, il militare di leva morto nella caserma 'Gamerra' di Pisa nell'agosto del '99. Gli inquirenti ritengono che Scieri sia stato vittima di una pratica del cosiddetto 'nonnismo', la prevaricazione dei più giovani con indosso una divisa. Panella era capocamerata del reparto a cui Scieri, originario di Siracusa, era stato assegnato. Panella, di Cerveteri ma che ha anche la cittadinanza americana, aveva acquistato un biglietto per gli Usa proprio negli ultimi tempi. Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per concorso in omicidio. Fonti degli inquirenti non escludono che vi possano essere altre persone indagate.

L'inchiesta riaperta un anno fa
L'inchiesta giudiziaria è stata riaperta l'anno scorso dopo che precedenti indagini erano state archiviate ipotizzando il suicidio di Scieri. La commissione parlamentare d'inchiesta, istituita nel 2016, ha concluso i suoi lavori a dicembre scorso,  Emanuele Scieri fu aggredito «anche mentre era a terra». Il procuratore capo di Pisa, Crini, ha spiegato al Fatto Quotidiano che «la vicenda ha avuto un'accelerazione perché una delle tre persone da tempo indagate stava per lasciare il territorio nazionale e sarebbe stato complicato riportarcelo».

La morte di Emanuele Scieri
Scieri, 26 anni, una laurea in giurisprudenza e già praticante in uno studio legale, scomparve il 13 agosto 1999, lo stesso giorno del suo arrivo alla caserma Gamerra per il servizio militare di leva dopo aver svolto l'addestramento del Car a Firenze. Scieri venne ritrovato morto tre giorni dopo. Secondo quanto ricostruito dalla commissione parlamentare che si è occupata del caso un commilitone di Scieri ha detto di esser stato legato da un'altezza di due metri e poi lanciato su dei materassi. Per chi ha indagato Scieri venne costretto a salire sulla scaletta di una torre dismessa per il prosciugamento dei paracadute. Dalla parte esterna, poteva tenersi solo con le braccia. Qualcuno però gli schiacciò le mani con gli scarponi e lui mollò la presa, fino a precipitare per 12 metri, fino a spezzarsi la colonna vertebrale. Respirò ancora per almeno 6 ore, se non 8. Il suo corpo, invece, fu trovato dopo tre giorni.

«Daremo a Lele la dignità che gli hanno tolto»
«Al momento mi limito solo a questo. Mi sono sempre sentito Emanuele Scieri, ti ho sempre sentito dentro. EMANUELEEEEEEEEE ti renderemo ciò che ti hanno levato: la dignità». Così scrive in un post su Facebook, carlo Garozzo, presidente dell'associazione Giustizia per Lele, sugli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Pisa sulla morte del militare: questa «è una battaglia che conduciamo da 19 anni. Arriveremo ad avere la verità su quel giorno e a ridare dignità a Emanuele e alla famiglia». Per Garozzo «è una notizia che premia la società civile: negli ultimi anni abbiamo chiesto e ottenuto la commissione parlamentare inchiesta che hanno svolto un lavoro eccezionale che ha consentito alla Procura di svolgere indagini mirate. E mi sento di ringraziare tutti i parlamentari siracusani presenti, dalla presidente Sofia Amoddio alla vice Stefania Prestigiacomo».

Il ruolo della commissione d'inchiesta
«Il mio lavoro d'indagine in qualità di Presidente della Commissione d'inchiesta Scieri e dei miei colleghi parlamentari, trova un epilogo importante. Esprimo grande soddisfazione per il lavoro encomiabile del Procuratore capo di Pisa Dott. Crimi, del sostituto Dott. Restuccia e della Polizia di Firenze che, continuando il lavoro iniziato dalla Commissione parlamentare, sono arrivati ad importanti sviluppi sul caso di Emanuele Scieri». Così afferma in un post su Facebook, Sofia Amoddio, esponente del Partito democratico e presidente della Commissione. «L'arresto di un ex militare rappresenta un passo importante verso la ricerca della verità e della giustizia che la famiglia Scieri e l'opinione pubblica stanno aspettando da 19 anni. Il mio primo pensiero va alla Signora Isabella, la mamma di Emanuele, che con grande dignità ha vissuto anni di dolore e sofferenza in attesa di giustizia. È sempre un grande giorno quando le ombre si diradano e si comincia a intravedere la luce, l'omicidio di Emanuele Scieri è stato e continua ad essere una delle pagine più buie della nostra storia repubblicana ma forse finalmente, potrà essere stracciata».