23 ottobre 2018
Aggiornato 06:30

Immigrazione, l'Aquarius riprende il mare e manda un messaggio a Salvini

«Porti chiusi? Ci siamo attrezzati per lunghe permanenze in mare». Poi, dalla ong Sos Mediterranee nuova richiesta di incontro al ministro dell'Interno
Un momento della conferenza stampa di Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere. Roma, 02 agosto 2018
Un momento della conferenza stampa di Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere. Roma, 02 agosto 2018 (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - «Non facciamo politica». Giurano che il motivo per cui hanno deciso di riprendere il mare «non è per provocare Salvini» ma «per salvare vite». I responsabili della ong Sos Mediterranee hanno indetto una conferenza stampa presso la sede della stampa estera a Roma per annunciare il ritorno in mare, dopo un mese, dell'imbarcazione al centro del braccio di ferro tra il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini e Malta poi concluso con lo sbarco nel porto spagnolo di Valencia. E spiegano di non temere la politica dei 'porti chiusi': «Per ogni evenienza» ha spiegato Nicola Stella, membro della Ong, «ci siamo attrezzati con un upgrade tecnico per affrontare eventuali situazioni di prolungata permanenza in mare». Poi hanno ribadito la volontà di incontrare il ministro Salvini: «A inizio giugno abbiamo chiesto un incontro al ministro Salvini, non ce lo ha accordato, ma se decide di incontrarci siamo ben contenti» ha spiegato Claudia Lodesani, presidente di Medici senza frontiere (Msf) in Italia.

«Torniamo in mare per salvare vite»
«Il motivo per cui torniamo in mare è che c'è un bisogno umanitario: non ci interessano i giochi politici, quel che ci interessa è salvare vite, è queello che facciamo in tutte le parti del mondo dove siamo presenti» ha poi spiegato Claudia Lodesani, presidente di MSF in Italia. Una cosa è certa: «Aquarius non sbarcherà in Libia persone soccorse in mare e non le trasborderà su imbarcazioni della Guardia costiera libica dirette in Libia» ha confermato Nicola Stalla. A spiegare il motivo è di nuovo Claudia Lodesani: «La Libia assolutamente non è un porto sicuro».

I dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni
Dall'inizio dell'anno oltre 1.100 persone sono morte nel Mediterraneo centrale secondo dati ufficiali dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), quasi due terzi da inizio giugno, quando l'attività delle organizzazioni umanitarie è stata progressivamente ostacolata. Oltre 10.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica quest'anno. «La rotta del Mediterraneo centrale è la più letale al mondo» dichiara Aloys Vimard, coordinatore di Msf a bordo della Aquarius. «Oggi, con pochissime navi umanitarie rimaste in mare e nessun meccanismo dedicato di ricerca e soccorso messo in atto dagli Stati europei, l'assistenza umanitaria è necessaria più che mai. Il soccorso in mare di persone in difficoltà resta un obbligo legale e morale. Questo disprezzo per la vita umana è spaventoso».