23 ottobre 2018
Aggiornato 13:00

Di Maio difende il decreto dignità: «Così il popolo torna sovrano»

Il ministro del Lavoro interviene alla Camera: «Nessun favore a banchieri, amici o parenti. Pensiamo solo ai diritti di chi lavora, al contrario degli scorsi governi»
Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, durante la discussione del decreto diginità
Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, durante la discussione del decreto diginità (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA«Ringrazio tutti i parlamentari della maggioranza per aver tenuto duro e mantenuto fede a quanto previsto dal contratto di governo». Così il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, intervenendo nell'aula della Camera sul dl dignità. Di Maio ha sottolineato che si possono avere diverse opinioni sulle misure contenute nel decreto ma ha aggiunto: «In questo decreto non c'è nessun interesse di partito, non ci sono commi che celano qualche vergogna, non ci sono favori a nessun prenditore e a nessun banchiere, a nessun amico, a nessun parente. Questo decreto non è nato dalle pressioni della Bce e del Fmi, della commissione europea o di quanto paese straniero, questo decreto – ha concluso – non ha grandi sponsor tra media nazionali o internazionali e anzi è stato terribilmente osteggiato anche con la diffusione di informazioni false o non verificate che hanno terrorizzato la classe imprenditoriale italiana».

Favorirà gli imprenditori onesti
Per il titolare del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, il dl dignità «gioverà» anche agli imprenditori che, ha detto Di Maio in sede di replica nell'aula della Camera, «hanno il diritto di fare impresa, lasciamoli in pace e facciamoglielo fare con il massimo comfort possibile». Perché per Di Maio, il decreto dignità difenderà i «diritti di chi lavora e in generale di chi si spacca la schiena ogni giorno per portare a casa il pane e mi riferisco anche agli imprenditori in particolare quel 90% di piccoli e piccolissimi imprenditori italiani che lo Stato ha troppo spesso trattato come cittadini di serie B. Basta compilare scartoffie e dover sempre dimostrare di essere onesti. Per me gli imprenditori italiani sono onesti fino a prova contraria; anche questo significa restituire dignità alle persone», ha concluso.

Freno al precariato
Il decreto dignità è una «prima risposta» alla «urgente necessità di porre un freno al precariato dilagante. I governi passati sono andati nella direzione opposta», con l'unico risultato di un «azzeramento dei diritti», ha sottolineato Di Maio. Mentre «tanti drammi che vivono gli italiani al di fuori di questo palazzo noi siamo convinti che dipendono dalle diffuse condizioni di precarietà in cui vivono ormai milioni di persone. Questo governo fa un'inversione ad U su questo: da oggi i diritti del lavoro non si toccano più e saranno anzi protetti. Quando questo decreto sarà definitivamente approvato, e se sarà definitivamente approvato lo deciderà il Parlamento, potremo dire che è il popolo che ricomincia a esercitare la sua sovranità come stabilisce la Costituzione. Sovranità è una bella parola, nell'articolo 1 della costituzione della repubblica. Oggi posiamo la prima pietra di una nuova Italia che mette al centro il cittadino e i suoi diritti. E questo è solo l'inizio», così Di Maio ha chiuso il suo intervento in Aula alla Camera nel corso della discussione generale sul dl dignità.