20 agosto 2018
Aggiornato 12:30

Di Maio: le dimissioni di Savona? Conoscevamo già l’indagine

L’indagine sui parchi eolici era nota: il vice-premier Luigi Di Maio risponde così al Fatto Quotidiano 
Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona
Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - Paolo Savona indagato, e Di Maio sapeva. L’indagine sui parchi eolici era nota: il vice-premier Luigi Di Maio risponde così al Fatto Quotidiano quando gli viene chiesto se il ministro debba dimettersi: «E’ un’indagine che già conoscevamo». Tutto nasce da una denuncia presentata nel giugno 2017 per applicazione di interessi usurari per conto della società Engineering srl, attualmente in liquidazione, nei confronti di Unicredit. La denuncia è partita da Luigi Iosa, esperto di diritto bancario e finanziario, avvocato della Engineering srl, la società presunta vittima di usura bancaria nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Campobasso, coordinata dal pm Rossana Venditti che coinvolge altre 22 persone per presunta usura bancaria. Iosa spiega come si tratti di fatti che risalgono agli anni 2005-2013. "La giurisprudenza della Cassazione - osserva l'avvocato Iosa - impone di indagare i vertici delle banche perché per legge hanno un ruolo di garanzia e controllo. E' un atto dovuto per questa presa di posizione della Cassazione, poi il pm valuterà nello specifico». Al momento è stata chiesta una proroga delle indagini.

Savona ai tempi di Unicredit
Nell’inchiesta risulta, appunto, indagato anche il ministro per gli Affari europei Savona. Luigi Iosa precisa che, per quanto riguarda l’avviso di garanzia nei confronti di Savona, «si tratta comunque di un atto dovuto, per i ruoli dirigenziali ricoperti da Savona in Unicredit in quegli anni. Ora la procura di Campobasso dovrà valutare se avviare l’azione penale o archiviare. Ciò che è certo è che l’iscrizione di Paolo Savona nel registro degli indagati risale al gennaio 2018», precisa il legale della Engineering srl. Ora la procura – rende noto Iosa – ha chiesto la proroga delle indagini per valutare la consulenza di parte. Nell’ambito della inchiesta sono indagate in tutto 23 persone che ricoprivano diversi ruoli in Unicredit, ex Banca di Roma, all’epoca dei fatti che risalgono agli anni dal 2005 al 2013.

Interessi usurai
"Il fascicolo - afferma il procuratore - è stato incardinato a seguito di un esposto presentato dai legali rappresentanti di una società a responsabilità limitata i quali lamentano che, nell'ambito delle operazioni bancarie intervenute, in un arco temporale di oltre un decennio, sui conti correnti intestati alla società - già in essere presso Rolo Banca 1473, poi confluita in Unicredit spa - sarebbero stati applicati interessi usurai. L'iscrizione nel registro notizie di reato di tutti i soggetti (direttori di filiali, presidenti dei consigli di amministrazione ed amministratori delegati degli istituti di credito interessati, succedutisi nel tempo rispetto al periodo oggetto di contestazione - e individuati in numero di 22 dalla polizia giudiziaria delegata per le indagini), astrattamente responsabili del reato denunciato, costituisce atto dovuto a garanzia degli indagati - sottolinea il procuratore D'Angelo -. "Trattasi infatti di adempimento volto ad evitare che la condotta di taluno sia oggetto di indagine da parte della procura della Repubblica per un periodo di tempo indeterminato e senza un controllo giurisdizionale sull'attività in corso, così come invece imposto dal codice di rito». "Le indagini, tuttora nella fase preliminare, sono volte - prosegue il procuratore - come per legge, a verificare sia l'effettiva configurabilità del reato prospettato in denuncia sia, in caso affermativo, le posizioni e le condotte dei singoli soggetti astrattamente coinvolti".