25 settembre 2018
Aggiornato 18:30

Caporale al DiariodelWeb.it: «Dopo il mio libro su Salvini ho ricevuto un'intimidazione»

Davanti alla casa dei suoi genitori è stato versato olio bruciato: «Il leader politico è indirettamente responsabile, la violenza verbale produce violenza dei fatti»

ROMA – Tre giorni dopo aver pubblicato il suo ultimo libro «Matteo Salvini, il ministro della paura», l'autore Antonello Caporale è stato fatto oggetto di una brutta vicenda che ha riguardato la casa della sua famiglia a Palomonte, in provincia di Salerno: «Dei balordi hanno versato dell'olio bruciato di fronte a casa dei miei genitori – racconta il giornalista del Fatto quotidiano ai microfoni del DiariodelWeb.it – Mai accaduto, in un paesino pacifico e tranquillissimo dove l'ultimo crimine che si ricorda è il furto di cinque piantine d'ulivo nel 1973. Mi preoccupo del fatto che la causa possa essere proprio il libro». Salvini ha fatto una dichiarazione di solidarietà: «Certamente sono contento. Ma quando un leader politico usa la violenza verbale, la legittima, autorizza pure chi sta nel più sperduto paesino di campagna a fare delle cose irragionevoli, che Salvini è il primo a condannare. Non si sa dove si può arrivare».

La violenza delle parole
Per Caporale, insomma, c'è una responsabilità indiretta «della classe dirigente. La violenza delle parole produce violenza dei fatti, e Salvini e gli altri non hanno compreso questo problema. Questa azione, modestissima, è simbolicamente gravissima, perché è una reazione di sfregio, di rappresaglia in virtù di una presunta contrapposizione ideologica. Queste minacce di solito le ricevono i colleghi che fanno inchieste di mafia, non chi scrive un libro su un leader politico».

Le parole del ministro
A fianco di Caporale ha lavorato la ricercatrice di semiotica Bianca Terracciano, che ha composto per il libro un cloud delle parole più utilizzate da Salvini nei social network: «Salvini è tanto amato dal grande pubblico perché usa lo stesso linguaggio dei social, quello più comprensibile, che ha reso forte anche il M5s: fatto di link, di testi visivi che possono diventare virali rapidamente. Per questo è il politico più seguito sui social, perché condivide lo stesso dizionario della larga parte degli italiani». Insomma, è in sintonia con il suo elettorato. Lo schieramento opposto a lui, al contrario, viene identificato con un'altra immagine: quella del Rolex di Gad Lerner. «C'è una profonda distanza culturale: sono persone che magari usano termini più altisonanti. Salvini usa parole semplici, comprensibili a tutti». In politica, però, saper comunicare con il proprio elettorato è un pregio: «Certo, l'intellettuale è una nicchia. Se si vuole parlare alla massa bisogna parlare come fa la massa».