20 settembre 2018
Aggiornato 12:00

Dl dignità, Di Maio: non ci sarà bisogno della fiducia. Ma Forza Italia non ci sta

In vista dell’approdo del testo in Aula, Di Maio sottolinea che migliorare significa «aggiungere» e non «annacquare»
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio (ANSA/ FERMO IMMAGINE RETE4)

ROMA - Sul Dl Dignità non ci sarà bisogno di porre la fiducia. Lo ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ai microfoni di Radio1. «Non credo ce ne sia bisogno – ha detto il ministro -. Credo che il Parlamento debba avere la possibilità di discuterlo e di migliorarlo. Non arretreremo sulle norme che abbiamo fatto. Quindi migliorarlo significa aggiungere a quello che già c’è ma se si vuole annacquare ad esempio le norme su precariato, la sburocratizzazione e le norme sulla delocalizzazione, noi non arretreremo». In vista dell’approdo del testo in Aula, Di Maio sottolinea che migliorare significa «aggiungere» e non «annacquare», dicendosi aperto a emendamenti per «eliminare qualche altra scartoffia burocratica per le imprese o aumentare le pene per le aziende che delocalizzano». 

Contro le lobby
Col decreto Di Maio spiega di aver inserito una norma che a Berlusconi proprio non va giù: "D’ora in poi, appena diventerà Legge dello Stato, vieterà la pubblicità del gioco d’azzardo. E’ questo che fa arrabbiare Berlusconi, perché ha televisioni e mondo del gioco del calcio che prendono soldi dai concessionari del gioco d’azzardo. Le pubblicità non si potranno più fare perché padri e madri di famiglia stanno precipitando nella spirale del gioco d’azzardo, tentati da pubblicità che a volte sono con personaggi famosi. La legge la si può migliorare anche con una stretta sulle concessioni e non solo sulla pubblicità» continua Di Maio. 

A Forza Italia non va giù
Forza Italia si è sempre detta contraria al provvedimento: al centro degli attacchi di Fi soprattutto le modifiche alla disciplina del lavoro, ma anche proprio le norme antidelocalizzazioni considerate nella sostanza vecchie e inefficaci. La capogruppo Mariastella Gelmini chiede che il decreto possa essere profondamente rivisto, «perché non è questa la strada per garantire i precari e nemmeno quella per costruire nuovi posti di lavoro». A dire della capogruppo alla Camera di Fi le innovazioni annunciate dal governo «sono state già applicate in passato dalla sinistra e hanno avuto l'effetto di trasformare i precari in disoccupati, di rendere più complicata la vita agli imprenditori, aumentando il contenzioso». Renato Brunetta afferma che «Luigi Di Maio fa quasi tenerezza quando si entusiasma per la grande svolta politica rappresentata dalle «sue» norme antidelocalizzazioni» e attacca: «Il testo che gli è stato confezionato, ma evidentemente non ancora spiegato, è un rimescolamento che inasprisce e rende al contempo ancora più confuso quanto già era stato approvato nella legge di stabilità del 2013 dall'agonizzante governo Letta» dichiara il deputato azzurro.