20 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
Immigrazione

Laura Boldrini vuole mandare dei parlamentari italiani in Libia per difendere i migranti

La proposta della ex presidente della Camera: una delegazione per controllare «le violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione libici»

Laura Boldrini verso i Giardini del Quirinale, Roma, 1 giugno 2018
Laura Boldrini verso i Giardini del Quirinale, Roma, 1 giugno 2018 ANSA

ROMA - Mentre Anpi, Arci, Libera e Legambiente chiedono che gli italiani «solidali» con i migranti indossino, sabato 7 luglio, una maglietta rossa «per un'accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà» per «contrastare le politiche italiane di chiusura ai migranti», Laura Boldrini annuncia che nella prossima riunione della Commissione Esteri della Camera che si terrà mercoledì 4 luglio tornerà a proporre che una delegazione parlamentare si rechi quanto prima in Libia. Il motivo? Perché per la ex presidente della Camera, è necessario controllare la situazione in Libia «alla luce delle violazioni dei diritti umani che si continuano a consumare nei centri di detenzione libici ai danni dei migranti, documentate dagli organismi internazionali e dalla stampa e alla luce di quanto sta accadendo nelle acque libiche, dove continuano a morire centinaia di persone». E questo sarebbe solo l'inizio di una 'mobilitazione': «Considero non più procrastinabile questa assunzione di responsabilità da parte del Parlamento italiano».

Ancora critiche dall'ex presidente della Camera
Laura Boldrini torna così a scagliarsi contro il nuovo governo dopo le dure parole usate in occasione del voto - contrario - alla Camera di Liberi e Uguali alla risoluzione della maggioranza in vista del vertice del Consiglio europeo: «Signor Presidente del Consiglio che non c'è - disse - questo fenomeno diventa emergenza quando ci sono governi come il suo che invece di risolverli, i problemi, li aumenta, che invece di cercare soluzioni su scala europea, litigano con tutti e si isolano. Invece di tessere alleanze, incrementano il numero degli avversari contro cui inveire. In Libia al Ministro dell'Interno glielo hanno detto chiaro e tondo, come già avevamo fatto noi: gli hotspot in territorio libico non li vogliono. Caro Salvini, benvenuto nella realtà! Le soluzioni sono più complesse dei suoi slogan elettorali».

De Petris (LeU): «Governo usa i migranti per nascondere la sua inerzia»
La linea dettata da Laura Boldrini, numero uno dei parlamentari di Liberi e uguali alla Camera, è seguita alla lettera dai 'suoi'. La senatrice Loredana De Petris si è scagliata contro il governo e ha 'usato' i migranti per attaccare il decreto dignità: «La realtà è che non sta facendo assolutamente niente e nasconde la sua inerzia e la sua incapacità di incidere sui problemi reali agitando fantasmi, attizzando paure assurde e concentrando rancore sui migranti, il capro espiatorio di turno. C'è da essere molto preoccupati: l'incapacità del governo si tradurrà probabilmente in una campagna di odio crescente fatta apposta per nascondere quei fallimenti».

L'Unicef: «Spaventati da un certo tipo di narrazione»
«Siamo spaventati da un certo tipo di narrazione, gli sbarchi sono calati ma è troppo tardi perché questo concetto faccia breccia. È mancata la capacità di raccontare senza retorica questo fenomeno. Adesso serve una grande alleanza che unisca Ong, mondo cattolico, società civile, per proporre a questo governo idee e progetti costruttivi». Ad affermarlo è Andrea Iacomini (Portavoce Unicef Italia) secondo il quale «l'unica emergenza è il mare pieno di sangue, invoco l'unità nazionale per salvare i bambini». In una intervista rilasciata dal rappresentante Unicef in Italia al quotidiano Il Mattino ha poi dichiarato: «Porti chiusi, ma la Guardia costiera continuerà a salvare vite umane in mare. Mi fa paura vedere tutti questi capi di Stato e di governo che fanno le cinque del mattino per redistribuirsi i migranti proprio mentre loro muoiono. Non c'è un'emergenza sbarchi: l'unica emergenza è il mare pieno di sangue. Nessuno ci restituirà i tre bambini morti in mare, come le altre centinaia di vittime».