28 febbraio 2020
Aggiornato 05:30
Politica

Vitalizi, gli ex parlamentari minacciano ricorsi: il governo pronto alla battaglia

La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, frena: «Soluzioni condivise». Ma Roberto Fico non arretra: «Non ci fermeremo». Di Maio: «Avanti»

Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ANSA

ROMA - Neanche 24 ore dopo la presentazione del provvedimento sui vitalizi Roberto Fico ha già i primi due problemi da gestire. Uno interno al governo, con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che sul taglio dei vitalizi frena, auspicando «soluzioni condivise», e uno 'esterno', con gli ex parlamentari pronti a fare ricorso per difendere quello che considerano un loro diritto. Ma il presidente della Camera, Roberto Fico, è pronto a dare battaglia: «Faccio quello che avevo promesso - ha ribadito alle telecamere di Sky Tg24 - e continuerò su questa strada, senza alcun problema o paura, discutendo con l'ufficio di presidenza della Camera». Quanto alla posizione della sua 'collega', «nessuna polemica: la presidente Casellati sapeva che avremmo proceduto con questa delibera» ha spiegato, interpellato dai giornalisti al suo arrivo all'hotel Forum per incontrare Beppe Grillo. Ma sono soprattutto gli ex parlamentari il vero scoglio da superare.

Casellati: «Servono soluzioni condivise»
Da Washington la presidente del Senato, Elisabetta Casellati auspica «soluzioni condivise» e spiega di avere «qualche perplessità sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti». Il taglio dei vitalizi, ha sottolineato la Seconda carica dello Stato, «significa incidere sullo status di persone che magari oggi possono avere anche un'età rilevante e che si trovano improvvisamente ad avere uno stipendio magari inferiore al reddito di cittadinanza». Il tema, ha aggiunto, «deve essere ripreso anche al Senato perchè sarebbe stravagante che la Camera operasse in un modo e che la stessa situazione non si verificasse nell'altro ramo del Parlamento».

La protesta degli ex parlamentari
Inevitabilmente è scattata la protesta di chi verrà colpito dal provvedimento (gli ex deputati) o teme di esserlo (gli ex senatori, nel caso in cui Palazzo Madama adottasse lo stesso criterio taglia-pensioni). Il presidente della Associazione degli ex parlamentari, Antonello Falomi, annuncia infatti annuncia una pioggia di ricorsi, se non addirittura una vera e propria class action, un'azione legale collettiva. Ma non basta, l'Associazione ha inviato a tutti i membri dell'Ufficio di presidenza della Camera una diffida extragiudiziale a non approvare la delibera taglia-vitalizi, con la minaccia di un'azione civile e amministrativa per danni rispetto alla quale risponderebbe personalmente e patrimonialmente ciascun membro dell'ufficio di Presidenza, compreso il presidente Fico. «Non si può applicare retroattivamente una legge. È un'operazione vergognosa ma l'obiettivo è chiarissimo: noi siamo solo un 'cavallo di troia', questi nuovi arrivati vogliono applicare i dettami dei poteri forti che gli chiedono di mettere mano alle pensioni degli italiani».

La rabbia di Di Maio: «Siamo abituati alle minacce»
Pesante la replica del vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Il capo politico del Movimento 5 stelle ci va giù duro e appare pronto allo scontro: «A queste minacce siamo abituati dagli ultimi sei anni - ha dichiarato il ministro del Lavoro - quelli sono privilegi rubati non diritti acquisiti e la smettano con le minacce, è uno schiaffo alla miseria fare ricorsi e protestare perchè ti tolgo un vitalizio di 6-7000 euro quando sei stato tre giorni in Parlamento». Netta anche la posizione del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro: «Sono sicuro che la settimana prossima si voterà perché è stato già annunciato e quindi avverrà qualcosa di storico: il taglio dei vitalizi rappresenta probabilmente il taglio più grande nella storia di un privilegio dei politici»

Solo alla Camera o anche al Senato?
In merito all'applicazione del provvedimento solo alla Camera o anche al Senato, «sono 40 milioni di euro solo alla Camera, noi speriamo che questo venga fatto anche al Senato, ma il Senato è autonomo perché questo lo prevede la Costituzione, il Senato non può bloccare i lavori della Camera dei deputati. Quello che ci auguriamo, visto che a maggioranza è la stessa, è che la presidente del Senato, nel rispetto della sua autonomia, possa convocare anche in quel ramo l'ufficio di presidenza e accompagnare questo cambiamento, che è inevitabile. Sappiamo che ci sono delle resistenze, abbiamo visto anche le minacce di ricorso». Il ministro ha continuato rispondendo alla questione dei ricorsi che potrebbero condizionare l'iter del provvedimento: «Noi non ci fermiamo e non ci fermeremo. Se pensano di bloccarci con dei ricorsi si sbagliano. Sono ricorsi contro il cambiamento, contro l'opinione pubblica, il popolo italiano che è stanco di subire questi privilegi che ormai sono anacronistici. È bello che i cittadini italiani vedano degli esempi concreti di politici che in campagna elettorale dicono una cosa e poi si impegnano a realizzarla il giorno dopo. Questo in passato non è successo, il cambiamento è anche questo».

Fico non molla: «Non ci fermeremo»
«Faccio quello che avevo promesso» ha ribadito il presidente della Camera, Roberto Fico, alle telecamere di Sky Tg24 «e continuerò su questa strada, senza alcun problema o paura, discutendo con l'ufficio di presidenza della Camera. Ho presentato la delibera per il superamento dei vitalizi, una delibera su cui ho lavorato in maniera meticolosa per diverse settimane e a cui credo, perché è un tassello ulteriore per il superamento di privilegi che fanno parte di una stagione politica ormai passata. Sento parlare in queste ore di possibili ricorsi. Ribadisco, come detto già durante l'Ufficio di presidenza, che non mi avvarrò dell'immunità parlamentare di fronte all'eventuale presentazione di questi ricorsi». Quindi Fico ha ricodato come tra i primi atti come presidente della Camera «ho totalmente rinunciato all'indennità aggiuntiva a cui avrei avuto diritto, pari a 280 mila euro per l'intera legislatura. Allo stesso modo da presidente della commissione di Vigilanza Rai - ha ricordato - ho rinunciato a circa 130 mila euro. Tutto questo dimezzandomi lo stipendio da deputato, nella scorsa legislatura e in quella attuale. Sono fatti concreti, che dimostrano la coerenza di un percorso. Il cambiamento culturale e la fiducia tra cittadini e istituzioni passano anche da queste scelte».