31 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
Governo Lega-M5s

Moschee, migranti ed espulsioni: Salvini prova a cambiare «sistema»

Giorgia Meloni propone di applicare il «metodo Austria»: tolleranza zero contro l'integralismo islamico. Ma è sulle espulsioni che si gioca la vera partita

ROMA - «Il governo austriaco chiude 7 moschee in cui venivano fatti sfilare bambini vestiti da soldato ed espelle oltre 60 imam finanziati dalla Turchia di Erdogan. Fratelli d'Italia chiede al Governo Conte di avere lo stesso pugno duro di Vienna: tolleranza zero contro chi predica odio, alimenta l'integralismo islamico e fa gli interessi di Nazioni estere sul nostro territorio». Per la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, l'Italia dovrebbe prendere esempio dal 'metodo Austria' e lancia un appello al premier Giuseppe Conte che, in realtà, è un assist al ministro degli Interni Matteo Salvini per provare a ricostruire un'alleanza di destra. E il leader della Lega, a distanza, ha già raccolto l'invito: «Credo nella libertà di culto, non nell'estremismo religioso. Chi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un Paese va allontanato! Spero già la prossima settimana di incontrare collega ministro austriaco per confrontarci su linee d'azione», il commento del ministro dell'Interno su Twitter.

La sfida sulle espulsioni
Ma è sulle espulsioni che Matteo Salvini può giocare la prima, vera partita da Ministro degli Interni 'di destra'. E non è un caso che il leader della Lega abbia preso come simbolo della sua battaglia il caso del cittadino marocchino di Merate, già espulso sue volte, che ha aggredito alcuni carabinieri: «Avrò cura di verificare che questo delinquente, appena uscito di galera, venga portato in un Centro per i Rimpatri e poi rispedito a casa». Poche ore prima, a margine di un'iniziativa elettorale a Brindisi, nel mirino erano finiti i centri per i rimpatri: «Vogliamo aumentare i centri per i rimpatri e le espulsioni dove gli immigrati stanno dentro e non girano per le città facendo confusione. Ridurre il numero degli sbarchi e aumentare il numero delle espulsioni. Stiamo già lavorando, sebbene io sia in ufficio da quattro giorni, altri ci sono rimasti per anni, su come spendere meno ed avere tempi di identificazione più veloci». Tra i primi provvedimenti in programma l’apertura di un Centro per rimpatri in ogni regione e il dirottamento dei fondi oggi destinati all’accoglienza per le espulsioni. 

Lo scontro con Malta sugli sbarchi
A livello europeo la sfida è invece sulla questione degli sbarchi. Nel mirino del ministro degli Interni l'isola di Malta: «Ci dicano gli amici Maltesi quante navi che trasportavano immigrati hanno attraccato nei loro porti nel 2018, quante persone sono sbarcate, quante domande di asilo sono state esaminate e quante accolte. L'Italia vuole risolvere i problemi, non crearli». Una critica decisa dopo il caso dell'assistenza negata a un'imbarcazione che si è poi diretta verso le coste siciliane e che ha portato il governo maltese a replicare con una dura nota di «non aver dato assistenza ai migranti». Malta «si attiene a tutti gli obblighi in ogni momento». E «riguardo alla ricerca e soccorso, Malta agisce in accordo con le convenzioni internazionali. Malta continuerà a rispettare queste convenzioni riguardo alla sicurezza in mare, come accaduto nell'ultimo caso e in ogni caso».

Infine, l'attacco a Marco Minniti
Per chiudere, torniamo sui social. Perché è qui che Matteo Salvini sta dettando la sua linea. E se nelle scorse settimane aveva leggermente strizzato l'occhio alle politiche del suo predecessore, Marco Minniti, ora la linea è cambiata. E dopo l'attacco dell'esponente dem davanti alle telecamere di La7 - «un ministro che arriva sulla ruspa non trasferisce un'immagine rassicurante» - ecco la risposta: «Sarà rassicurante quello che ha fatto il PD in questi anni... A me interessa ridare SICUREZZA e DIGNITÀ agli italiani».