20 agosto 2018
Aggiornato 14:30

La Francia vieta i cellulari a scuola. Dopo l'apertura dell'ex ministra Fedeli, da noi come funziona?

Niente più cellulari nelle scuole e nelle università in Francia. E in Italia?
L'ex ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli
L'ex ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli (Fabio Frustaci | ANSA)

ROMA - Niente più cellulari nelle scuole e nelle università: il Parlamento transalpino ha adottato un disegno di legge proposto dal partito di governo La République en Marche (Lrem), promesso dal presidente Emmanuel Macron durante la campagna elettorale. In Italia la questione è normata da una circolare del 2007 dell’allora ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, che vieta l’uso personale di ogni tipo di dispositivo in classe, durante le lezioni, se non condiviso con i docenti a fini didattici. I ragazzi quindi possono avere con loro il cellulare, ma non utilizzarlo mentre sono a scuola, a meno che non sia utile per le lezioni o a fini di studio. Secondo la direttiva di Fioroni le scuole «hanno il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali della scuola». Nel 2015 il Garante della Privacy ha realizzato una piccola guida a tema, «La privacy a scuola. Dai tablet alla pagella elettronica. Le regole per ricordare».

Fedeli favorevole
Negli ultimi mesi si è invece aperto un dibattito su un utilizzo più libero dello smartphone in classe, ma il governo non ha preso una posizione netta e definitiva né in Parlamento è arrivata una proposta di legge in merito. «Non è compito del ministero o della scuola decidere se i device sono bene o male, ma lo è insegnare ad usarli nel modo più utile e corretto – aveva spiegato l'ex ministro Valeria Fedeli – per permettere a ogni ragazza e ogni ragazzo di avere esperienze sicure, libere e consapevoli, contrastando in modo positivo e attivo, non con divieti ma proprio con l’educazione, ogni tipo di dipendenza, anche dagli strumenti tecnologici». I cellulari sono ovviamente vietati durante l’esame di maturità: in una circolare diffusa nei giorni scorsi sugli adempimenti di carattere operativo e organizzativo per lo svolgimento delle prove di giugno, il Ministero ha confermato il divieto tassativo per i maturandi, nei giorni delle prove scritte, di utilizzare cellulari, smartphone, PC e qualsiasi altra apparecchiatura elettronica in grado di accedere alla rete o riprodurre file e immagini, pena l’esclusione dall’esame. Fedeli si è detta più volte favorevole alla possibilità di dare più spazio, sempre con fini didattici, all’utilizzo di smartphone e dispositivi personali mobili in classe e ha attivato al Miur un gruppi di lavoro per definire la materia.

Il decalogo del Miur
Il lavoro finale è stato consegnato lo scorso gennaio al ministro: il Miur ha elaborato un decalogo di sintesi che è stato inviato alle istituzioni scolastiche, insieme al documento completo realizzato dagli esperti, per avviare una fase di ulteriore confronto. In virtù dell’autonomia scolastica, ogni scuola può in ogni caso regolamentare in modo autonomo l’uso dei cellulari e circa un terzo degli isituti italiani ha già stabilito regole proprie per un uso programmato e didattico degli smartphone. Il decalogo messo a punto dagli esperti del Ministero è stato chiamato «BYOD – Bring your own device». Sono «Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola»:

  1. Ogni novità comporta cambiamenti;
  2. I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi;
  3. La scuola promuove le condizioni strutturali per l’uso delle tecnologie digitali;
  4. La scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica;
  5. I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine; 
  6. L’uso dei dispositivi promuove l’autonomia delle studentesse e degli studenti; 
  7. Il digitale nella didattica è una scelta: sta ai docenti introdurla e condurla in classe; 
  8. Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento; 
  9. Rafforzare la comunità scolastica e l’alleanza educativa con le famiglie; 
  10. Educare alla cittadinanza digitale è un dovere per la scuola.

E il governo Conte?
Con il governo Conte, il dossier è sulla scrivania del neo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti (che ancora non si è espresso): dovrà occuparsi della questione e decidere se proseguire sulla linea morbida del precedente esecutivo Gentiloni, oppure virare su una stretta sull’uso degli smartphone in classe seguendo l’esempio francese.