18 agosto 2018
Aggiornato 08:30

Le parole chiave, quelle non dette e le citazioni: l'analisi del discorso di Conte

Dall'elogio del populismo tramite Dostoevskij all'assenza delle parole 'Euro' e 'Fornero': il nuovo premier tra letteratura e filosofia
Il premier Giuseppe Conte con Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti col Parlamento, alla Camera
Il premier Giuseppe Conte con Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti col Parlamento, alla Camera (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Giuseppe Conte affida il suo 'elogio del populismo' al discorso pronunciato da Fedor Michajlkovic Dostoevskij in onore di Puskin l'8 giugno del 1880 a Mosca, nella seduta solenne della 'Società degli amici della letteratura russa', in occasione dell'inaugurazione del monumento al drammaturgo russo. Questa è la principale delle (poche) citazioni nel lungo discorso del presidente del Consiglio al Senato. Le altre sono dedicate ad alcuni dei sociologi e filosofi più importanti degli ultimi anni: il filosofo Hans Jonas e i sociologi Ulrick Beck e Philip Kotler. La prima citazione è nel capitolo dedicato a 'Vecchie e nuove categorie politiche'. «Se 'populismo' è l'attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente se 'anti-sistema»' significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni», dice Conte dichiarando di prendere spunto dalle riflessioni di Dostoevskij tratte dal discorso del 1880 in onore di Puskin. La seconda citazione è sempre nello stesso capitolo. «Se vogliamo restituire all'azione di governo un più ampio orizzonte di senso, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva di medio-lungo periodo. Diversamente la politica perde di vista il 'principio-responsabilità', che impone di agire - come il filosofo Jonas invitava a considerare - non solo guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma progettando anche la società che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti».

Conte tra filosofia e sociologia
Qui il premier fa riferimento al testo cardine del filosofo Hans Jonas, pubblicato nel 1979: 'Il principio di responsabilità'. Jonas è definito appunto il teorico dell'etica della responsabilità. Terza citazione del discorso al Senato nel capitolo dedicato alla giustizia. «Nell'economia contemporanea, come ricorda il sociologo Ulrick Beck, il vero pericolo è la 'minaccia di non invasione da parte degli investitori, oppure la loro partenza'». Qui la citazione di Conte è ancora una volta di un sociologo e scrittore tedesco, Ulrick Beck, che oltre ad aver compiuto fondamentali studi sulla globalizzazione, è il teorico della teoria del rischio a cui il premier fa riferimento. Quarta citazione quella nel capitolo sulla riforma tributaria. «Il nostro sistema tributario è datato e non rispecchia più l'attuale realtà socio-economica. Le grandi società, che operano nello spazio transazionale, riescono a nascondere le loro ricchezze nei paradisi artificiali, mentre le piccole aziende e i piccoli contribuenti rimangono schiacciati da un'elevata pressione fiscale. Ha ragione Kotler: occorre ripensare il capitalismo». Conte parla di Philip Kotler, altro sociologo e grande teorico del marketing moderno, 'guru del management', secondo il Financial Times.

Niente 'Fornero', 'Euro' e 'Tav'
Non cita mai la legge Fornero, pur parlando di pensioni, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso del suo intervento per la fiducia in Senato. Tra le parole chiave del contratto di governo, che non compaiono nel discorso d'esordio, si nota anche l'assenza di 'pace fiscale', 'Euro', 'Tav', anche se i diversi temi, dal fisco all'Europa, agli appalti e opere pubbliche, dedica specifici passaggi del suo intervento. Quanto ai temi, ci sono il terzo settore e lo sport, ma non la cultura e la scuola. Dell'università, il professore parla nel passaggio dedicato alla ricerca scientifica e ai cervelli in fuga: «Le nostre scuole e università sono in grado di formare eccellenze assolute in tutti i settori, ma non di mantenerli nel nostro Paese», afferma. Infine, il Sud non viene citato come capitolo a sé, ma solo in riferimento alle autonomie territoriali «del Nord e del Sud».

Un discorso scandito da sessanta applausi
Sono stati sessanta, oltre alla standing ovation finale, nell'Aula del Senato gli applausi che hanno punteggiato l'ora ed un quarto in cui si son protratte le dichiarazioni programmatiche di Conte. Maggioranza ed opposizione hanno applaudito insieme solo due volte: sulla fedeltà dell'Italia all'Alleanza Atlantica e sulla condanna per l'uccisione in Calabria del cittadino maliano Soumaila Sacko. Quanto al resto, ha applaudito solo la maggioranza, in alcuni casi anche con toni da stadio. Il Pd ha tenuto un atteggiamento abbastanza controllato, con Matteo Renzi che più volte invitava alla calma. Il più irrequieto è stato nei banchi Dem Davide Faraone.