11 dicembre 2019
Aggiornato 01:00
Famiglia

Da Cirinną a Serrachiani, i «progressisti» contro Fontana. Ma anche Salvini lo stoppa

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini stoppa subito, in una intervista a Fanpage.it, il collega deputato alla famiglia

Il ministro della Famiglia e Disabilitą Lorenzo Fontana all'esterno del Quirinale
Il ministro della Famiglia e Disabilitą Lorenzo Fontana all'esterno del Quirinale ANSA

ROMA - "Fontana è libero di avere le sue idee" ma "non sono priorità e non sono nel contratto di Governo». Il ministro dell'Interno Matteo Salvini stoppa subito, in una intervista a Fanpage.it, il collega deputato alla famiglia, leghista e ultracattolico, dopo l'intervista di questi al Messaggero nella quale Fontana parlava di sostegno alla famiglia naturale, sottolineando che quella arcobaleno per legge non esiste, e di rafforzamento dei consultori per dissuadere le donne dall'aborto. Salvini si smarca, e lo fa anche in un'ottica di più ampia strategia politica per non far saltare subito il governo giallo-verde, peraltro su questioni, in questo momento, considerate certamente non prioritarie come i diritti LGBT. E per non innescare subito un meccanismo di protesta da parte di tutti quei movimenti "arcobaleno" che in massa hanno sostenuto il M5s alle ultime elezioni. Non si può certo nascondere che nella base del Movimento di Di Maio c'è una foltissima rappresentanza del mondo gay, e dunque bisognerà capire in che modo tentare di trovare almeno un minimo comun denominatore su questi temi. A livello locale la sintesi si dimostra già complicatissima, come a Torino, con la pentastellata Chiara Appendino che ha fatto da apripista ai diritti LGBT,  sempre in prima fila alle varie manifestazioni stile Gay Pride.

Meloni lo difende, ma con riserva
Giorgia Meloni, che nel governo pentaleghista non ci è entrata, difende invece in parte Fontana: «Non ho letto l'intervista a Fontana e non so come abbia argomentato» che le famiglie gay non esistono, ha detto a Sky Tg 24. «Non ho problemi sulle coppie gay salvo quello dell'adozione. Sarò d'accordo con Fontana se rende la pratica abominevole dell'utero in affitto reato e se stabilisce il divieto di adozione per le coppie gay»

Cirinnà: «Reazionario e oscurantista»
Da sinistra piovono invece valanghe di critiche. «Trovo gravissimo che un ministro della Repubblica neghi la realtà, anche se ne capisco la funzione reazionaria e oscurantista» attacca la madre della legge sulle unioni civili, la senatrice del PD Monica Cirinnà. «Negare l'esistenza di chi chiede diriti e riconoscimento equivale a voler oscurare dei cittadini, sileziarli, relegarli fuori dal dibattito politico e sociale. La legge 76/2016 ha finalmente, dopo 30 anni di attesa, riconosciuto diginità e uguaglianza alle coppie gay definendole come famiglia, riconoscendo giuridicamente la loro vita familiare non escludendo la presenza di figli. La pluralità dei modelli familiari non è solo riconosciuta dalla legge 76 ma anche da consolidate giurisprudenze europee e della Corte di Cassazione. Il ministro ha giurato sulla Costituzione e non può disconoscerla nei suoi articoli 2 e 3 e deve assumersi la responsabilità di essere il ministro di tutti e non solo della sua parte politica».

Serracchiani: «Fontana ha una fantasia troppo accesa»
Della minaccia oscurantista parla anche Laura Boldrini nel giorno della Repubblica: «W la Repubblica, quella fondata sul lavoro e sui diritti. Non quella retrograda e oscurantista che hanno in mente Fontana e Salvini». Della stessa idea la deputa dem Debora Serracchiani: «Se non riesce ad accettare che il mondo è più vario di quanto lui riesca a concepire, il ministro Fontana almeno rimanga nei limiti del buonsenso». Fontana ha una «fantasia accesa: è difficile anche solo immaginare che ci sia un complotto della finanza internazionale contro la famiglia tradizionale, basta accendere la tv e guardare un po' di pubblicità. Fontana si sforzi di immaginare che in natura esistono modi diversi di amare e che vanno rispettati e tutelati, senza togliere nulla a nessuno». E conclude: «Il sostegno concreto alla natalità è stato uno dei miei atti da presidente di Regione e quindi lo condivido, non è rassicurante il fatto che nel contratto non ci sia nulla sui temi etici, perché lascia aperta ogni opzione, inclusa quella regressiva. Possibile che il governo non avrà una posizione sui diritti civili?».