7 dicembre 2019
Aggiornato 05:00

Neanche il tempo di partire: nel centrosinistra 'unito' è già scontro

L'idea di Calenda - «Il Pd lanci un fronte repubblicano con altro simbolo» - convince solo Martina. Stop di Boccia (Pd). Fassina (Leu): «Autolesionismo»

Maurizio Martina e Carlo Calenda
Maurizio Martina e Carlo Calenda ANSA

ROMA - L'unica cosa sulla quale, a sinistra, sono tutti d'accordo è la necessità di tornare al voto quanto prima. Per una questione di rispetto dei cittadini? Forse. Di certo perché solo votando a strettissimo giro c'è la possibilità di non subire un 'cappotto' dal Movimento 5 stelle e, soprattutto, dalla Lega Nord. Nessuna analisi lungimirante, solo la constatazione che le città del Nord, in piena estate, sono più soggette allo svuotamento da ferie. E poi si può sempre sostenere, come fatto dal capogruppo dei senatori Pd, Andrea Marcucci, che «bisogna avere un governo di servizio che ci porti alle elezioni» e che «bisogna accorciare le settimane perché le preoccupazioni per gli scenari economici sono alte» e «rimanere in balia è molto peggio che tornare a dare voce al corpo elettorale». Il problema, però, è quale governo e quale fiducia. Anche questo bivio porta al voto a luglio: «Se il governo non avrà la fiducia ci saranno le condizioni per lo scioglimento delle Camere e per andare a votare a fine luglio, altrimenti andremo a votare ad agosto e sarebbe ancora peggio. Prima si va a votare e meglio è».

«Un fronte repubblicano, con lista unica e altro simbolo»
Niente Pd alle prossime elezioni. Perché, secondo l'ancora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda «le prossime saranno elezioni come quelle del 1948, definiranno cioè se l’Italia vuole restare in Europa o finire in Africa. Serie A o serie C. Gli italiani non consentiranno che tutto quello che è stato costruito nel Dopoguerra venga distrutto. Noi dobbiamo dare una voce e sostanza a questo fronte di resistenza allo sfascio». Al netto dell'analisi che geograficamente rasenta la xenofobia, la proposta di Calenda è che il Pd «si faccia promotore del fronte repubblicano per le prossime elezioni», ma non con il suo marchio: «No, con un nome, quello del Fronte repubblicano, un simbolo diverso e una lista unica, coinvolgendo – ha spiegato il ministro – tutte quelle forze della società civile e tutti quei movimenti politici che vogliono unirsi per salvare il Paese dal sovranismo anarcoide di Di Maio e Salvini». La guida del Fronte repubblicano per Calenda c'è già: «Si chiama Paolo Gentiloni. Io certamente mi batterò in prima fila al suo fianco sulle scelte di fondo che gli italiani dovranno fare: vogliamo stare in Europa o scivolare in Africa? Conservare il benessere costruito in settant’anni o distruggerlo? Difendere le istituzioni repubblicane o prendere la deriva di una democrazia populista sul modello di Putin? Avere a fondamento della vita politica la democrazia rappresentativa o i blog e le srl? È una sfida che dobbiamo affrontare con fiducia. L’Italia è più forte di chi la vuole debole».

Martina dice sì, ma con la lista del Pd
«Il Pd sarebbe la lista fondamentale di questo nuovo schieramento che deve nascere, crescere, raccogliere nuove energie; poi le formule le vedremo. Si può ragionare su tutte le ipotesi utili di lavoro. Per me la cosa importante è lavorare a un progetto largo, di coalizione, che aiuti tutte le energie che vogliono dare una mano all’Italia a stare in partita». Appello raccolto da Maurizio Martina, quindi, ma a condizione che a tirare il carro ci sia il Pd, con simbolo e nome sulla scheda elettorale, perché «la cosa importante è recuperare consapevolezza che bisogna dare una mano all’Italia e stare insieme e lavorare insieme».

Boccia (Pd): «Ma l'Italia non è un comune medio-piccolo da listone»
Duro, invece, il commento del capogruppo Pd in commissione speciale alla Camera, Francesco Boccia: «L'Italia non è un comune medio piccolo in cui ci si può presentare alle elezioni con una listone unico o con liste civiche. Io, personalmente e penso di interpretare la stragrande maggioranza della nostra comunità politica, non ho alcuna intenzione di rinunciare al simbolo del Pd. Il Pd è il simbolo della storia del centrosinistra italiano e dei riformisti. Alle elezioni politiche deve esserci e deve diventare il perno di una nuova ampia coalizione».

Fassina (Leu): «Fermatevi!»
Ha scelto il blog sull'Huffington Post Stefano Fassina, deputato di LeU, per urlare il suo sdegno contro la proposta di Calenda: «Fermatevi!» il commento rivolto a tutto il Pd, Romano Prodi compreso. «La vostra analisi e la conseguente proposta, alimentata dalle spiegazioni al No a Paolo Savona, è foriera di sciagura e contribuisce attivamente a spingere l'Italia nel baratro». A suo giudizio «prospettare un 'Fronte repubblicano' degli europeisti, democratici, civili, costituzionali contro il fronte dei barbari, anti-euro, razzisti, autoritari, eversori vuol dire aggravare la spaccatura del nostro Paese non soltanto sul piano politico, ma economico, sociale, territoriale e, inevitabilmente, costituzionale. Vuol dire mettere metà o oltre la metà degli italiani fuori dalla Costituzione. Oggi, invece che di autolesionistici fronti repubblicani, abbiamo bisogno di un'iniziativa politica per provare a tenere insieme la nostra comunità nazionale».