20 giugno 2021
Aggiornato 14:00
Centrodestra

Berlusconi, il ritorno: «Non sosterremo il governo Di Maio - Salvini»

Poi però il Cavaliere tende una mano all'(ex) alleato: «Voteremo solo i punti che riterremo utili per il bene degli italiani»

AOSTA - «Difficile fare previsioni: mi auguro che duri se potrà fare qualcosa di buono per il Paese, in caso contrario meglio ridare la parola agli italiani al più presto. In ogni caso sul nostro ruolo non ci sono dubbi: ne resteremo fuori e non lo sosterremo, se non su singoli punti - se vi saranno - che riterremo utili per il bene degli italiani». Così Silvio Berlusconi, in un'intervista a Gazzetta Matin alla vigilia della sua visita ad Aosta per le amministrative, risponde sulle chance di un governo Movimento 5 stelle - Lega Nord. Poi il Cavaliere è tornato a parlare dei problemi giudiziari che lo hanno tenuto lontano dal Parlamento: «Sono sempre rimasto in campo. La riabilitazione pone fine ad una discriminazione assurda ai miei danni e ai danni di milioni di italiani che non hanno potuto votare per il loro leader, ma non sana cinque anni di emarginazione che hanno causato a Forza Italia un grave danno di consensi». Finalmente, quindi, si torna in campo: «In Valle starò in mezzo alla gente come mi piace fare: il contatto con i cittadini non soltanto è la parte più bella della politica, ma è quella che consente di capirne i bisogni, i desideri, e le emozioni. Non saprei occuparmi di politica senza stare in mezzo alla gente».

Le critiche al governo Lega-M5s
Analizzando poi il contratto per il governo del cambiamento siglato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi entra nel merito di alcuni punti: «Il reddito di cittadinanza non è solo una proposta priva di coperture, è una proposta radicalmente sbagliata perché deresponsabilizza i cittadini. Compito dello Stato è orientare le persone che sono ai margini del processo produttivo a tornare a farne parte, non mantenerle in una condizione di mera sopravvivenza assistita».  Quanto alla Fornero, «abbiamo detto anche noi che va modificata, ed è possibile farlo senza incidere pesantemente sui conti pubblici. Si tratta di capire se il futuro governo - posto che nasca - vorrà limitarsi agli aggiustamenti necessari e doverosi per eliminare le iniquità, o vorrà rimettere in discussione il concetto dell'aumento generale dell'età pensionabile. In questa seconda ipotesi - visto l'aumento dell'aspettativa di vita e la crisi della natalità - vedo davvero seri pericoli per la sostenibilità del sistema».

Dopo le critiche, le proposte
Così, dopo aver smontano i due punti centrali dell'alleanza di governo gialloverde, Berlusconi ha lanciato la sua proposta in tema di mercato del lavoro: «E’ un tema fondamentale: si tratta di scegliere fra politiche assistenziali e una crescita sana. L’occupazione si ottiene prima di tutto facendo ripartire la crescita, che in Italia rimane troppo bassa, e questo si può ottenere attraverso una robusta politica di tagli fiscali come quella che avevamo proposto noi con lo strumento della flat tax. Avevamo anche indicato, come provvedimento immediato, la totale defiscalizzazione e decontribuzione per 6 anni per i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato. La spesa pubblica invece non è uno strumento sano né efficace per far ripartire il Paese: significherebbe indebitarsi ancora e – a parte il fatto che l’Europa non ce lo consentirebbe – significherebbe rendere la nostra economia ancora più fragile, ancora più esposta alle speculazioni internazionali. Senza contare il fatto che i debiti prima o poi vanno pagati e con questo lasceremmo un’eredità disastrosa alle prossime generazioni».