Italia | Elezioni politiche 2018

Berlusconi e la tattica del «divide et impera»: a Maroni un ministero per depotenziare Salvini?

Una tattica del 'divide et impera', un modo per provare a 'scalfire' la forza del segretario leghista?

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

MILANO - I tre leader immortalati davanti all'albero addobbato, il comunicato congiunto, l'annuncio di commissioni per discutere di programma e candidature. Il giorno dopo il vertice di Arcore, l'operazione "immagine" del centrodestra rischia di vacillare a causa dell'ufficializzazione della scelta di Roberto Maroni di non ricandidarsi alla presidenza del Pirellone. Perché manda in subbuglio la parte lombarda di Forza Italia e alimenta sospetti nel segretario leghista. L'ex ministro dell'Interno, d'altra parte, parla di una scelta motivata da "ragioni personali" ma allo stesso tempo non sembra intenzionato a ritirarsi a vita privata. "Non ho pretese o richieste da fare" ma, aggiunge, "sono naturalmente a disposizione se dovesse servire. So come si governa». Ci tiene anche a spiegare che eventuali dissidi con il suo segretario non c'entrano nulla con la sua scelta. "Le decisioni che Salvini ha preso - sostiene - possono essere discusse e discutibili e io le accetto e condivido per principio. La mia decisione nulla ha a che fare con Salvini. 'Salvini premier' è una prospettiva che condivido e sostengo".

Il sospetto della Lega
Ma il numero uno del Carroccio sembra sospettoso e, infatti, sottolinea che "se ci sono problemi o scelte di vita privata, familiare, personale" ovviamente "la politica fa un passo indietro». Come a rimarcare che se tali motivi ci sono, questo non potrà che valere anche per futuri incarichi di governo. Perché è proprio questa l'ipotesi che gira tra i salviniani più maliziosi, ossia che in realtà Maroni ambisca a un ministero (se non addirittura alla premiership) e che questa prospettiva sia stata segretamente alimentata proprio da Silvio Berlusconi. Una tattica del 'divide et impera', un modo - ragionano - per provare a 'scalfire' la forza del segretario leghista. "Non sarebbe la prima volta - spiegano - che utilizza questa strategia".

Forza Italia nega
L'obiettivo del Cavaliere resta ancora quello di portare Forza Italia a essere il primo partito del centrodestra per poter dare le carte al momento della formazione del governo, sia che nasca davvero all'interno dell'alleanza, sia che si impongano trattative di grossa coalizione. Dentro Forza Italia, tuttavia, si nega questa ricostruzione. Il partito in Lombardia è infatti in subbuglio perché la scelta della Lega di indicare Attilio Fontana come sostituto di Maroni non rende più così scontata una vittoria del centrodestra in Regione. "Per noi - spiega un esponente lombardo del partito - è un prezzo troppo alto da pagare, e Berlusconi non lo avrebbe mai fatto". 

E la Gelmini?
In quella ala del partito sarebbe stata molto gradita una corsa di Maria Stella Gelmini. Paolo Romani in mattinata lo dice esplicitamente: "Non escludo che il candidato della regione Lombardia possa provenire da Forza Italia. Maria Stella Gelmini per esempio sarebbe tranquillamente in grado». Prendersi il Pirellone, tuttavia, avrebbe significato anche dover cedere troppo - per compensazione - in termini di collegi. Collegi di cui si comincerà a redigere un'istruttoria mercoledì, giorno in cui si riuniranno le commissioni per le candidature e il programma. E per Forza Italia, oltre a Niccolò Ghedini, ci sarà Antonio Tajani, al posto della stessa Gelmini inizialmente indicata. Gli esponenti del Sud, infatti, avrebbero chiesto che nella commissione ci fosse una personalità sensibile anche alle esigenze di Centro e Meridione.

La "quarta gamba" che fa?
Resta poi il nodo dei veti per quanto riguarda gli esponenti della "quarta gamba" nei collegi uninominali. Salvini lo avrebbe posto sui nomi di Tosi, Zanetti e Lupi. Come sua abitudine, anche in questo caso il Cavaliere avrebbe rassicurato i diretti interessati che la scelta non è ancora definitiva. Una delle ipotesi, per esempio, è che Tosi - il nome della terna più inviso al segretario leghista - venga candidato ma non in Veneto, suo territorio di riferimento.